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Categorie: Recensioni

Il giovane favoloso: Elio Germano indaga nel cuore e nella mente di Leopardi

Esce oggi, giovedì 16 ottobre, nelle sale cinematografiche Il giovane favoloso, pellicola diretta da Mario Martone e con protagonista Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi. Il film, prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, inizia con il poeta ancora bambino che cresce sotto lo sguardo severo del padre in una casa che è una specie di prigione, ma dove ha la possibilità di leggere tutti i libri che vuole. Quando compie ventiquattro anni lascia finalmente la sua città (Recanati) per conoscere meglio sia se stesso, sia ciò che lo circonda. Del cast fanno parte anche Michele Riondino (Antonio Ranieri, il migliore amico di Leopardi), Massimo Popolizio (il padre Monaldo), Isabella Ragonese (la sorella Paolina), Raffaella Giordano (la madre), Edoardo Natoli (il fratello Carlo), Anna Mouglalis, Paolo Graziosi e Valerio Binasco.

Quello di Leopardi è sicuramente un personaggio difficile da portare sul grande schermo: è schivo, disadattato e poco propenso alla vita mondana. Un vero e proprio prigioniero, sia della sua famiglia che lo costringe a passare l’infanzia come un recluso, sia del suo corpo (a soli diciassette anni viene colpito da seri problemi fisici e disagi psicologici, anche se cerca sempre di rivendicare orgogliosamente la sua autonomia). Per questo motivo Martone ha deciso di dividere il lungometraggio in tre parti, forse per trasmettere un’immagine chiara del poeta, senza confusione, e soprattutto per evitare di annoiare gli spettatori. In ben 137 minuti (al giorno d’oggi una vera scommessa, visto che la maggior parte dei film dura poco più di 90 minuti) assistiamo all’infanzia di Giacomo in quel di Recanati, per poi essere catapultati magicamente a Firenze, dove avvengono gli incontri con l’amata Fanny e con l’amico Antonio; infine ci sono gli ultimi anni passati a Napoli, dove è morto nel 1837.

Leopardi era uno “scienziato dell’anima”, di tutti i meccanismi dell’essere umano. Un vero precursore del Novecento. Una prova davvero importante per Germano e forse le aspettative erano fin troppo alte. La sua interpretazione è impeccabile (anche se a volte l’attore ha rischiato di cadere nel caricaturale), ma c’è chi si aspettava qualcosa di più. I dialoghi lasciano trasparire l’immensa tenerezza di Leopardi, mettendo in primo piano la sua dimensione affettiva. In questo senso la musica ha un ruolo fondamentale e non solo per quanto riguarda l’espressione dei sentimenti, ma soprattutto come interazione con il paesaggio in continuo movimento. Durante la 71esima Mostra del Cinema di Venezia il film ha ricevuto ben dieci minuti di applausi: come andrà al botteghino?

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Samantha Suriani

Toglietemi tutto, ma non la musica, il buon cibo…e la tinta rossa. Potrei diventare pericolosa.

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Samantha Suriani

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