Categorie: Festival di Venezia

Venezia 83: il Lido tra nuovi talenti, il Premio Bresson a Pedro Costa e la partnership rinnovata col Corriere

Venezia 83: il Lido si prepara a un settembre di grande cinema

Mettetevi comodi, perché il Lido di Venezia sta per tornare al centro del mondo. Dal 2 al 12 settembre 2026, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica taglia il traguardo della sua 83ª edizione, e il venezia 83 festival cinema si conferma uno degli appuntamenti più attesi dell’anno per chiunque ami il grande schermo con la stessa intensità con cui ama l’aria salmastra della laguna. Organizzata da La Biennale di Venezia e diretta ancora una volta da Alberto Barbera, questa edizione porta con sé un calendario fitto, un riconoscimento straordinario per un autore tra i più originali del cinema contemporaneo europeo, e quella promessa di scoperta che ogni anno rende il Lido un luogo magico e irripetibile.

Un festival con radici profonde e uno sguardo sempre in avanti

La Mostra del Cinema di Venezia non è semplicemente il festival cinematografico più antico del mondo: è un istituto culturale vivo, capace di reinventarsi edizione dopo edizione senza perdere il filo della propria identità. Fondata nel 1932, riconosciuta dalla FIAPF – International Federation of Film Producers Associations come uno dei festival di categoria A, la Mostra ha il privilegio e la responsabilità di aprire ufficialmente la stagione cinematografica autunnale a livello globale. Ogni film presentato al Lido arriva poi nelle sale di tutto il mondo con un marchio di garanzia, spesso con una statuetta o almeno una nomination agli Oscar nel cassetto.

Alberto Barbera, alla guida della manifestazione ormai da diversi anni, ha costruito nel tempo una visione precisa: una Mostra che sa tenere insieme il cinema d’autore più radicale e le produzioni di respiro internazionale, i nomi già consacrati e i talenti emergenti che cercano la loro prima grande vetrina. Il venezia 83 festival cinema, sotto la sua direzione, si inserisce in questa tradizione con la consapevolezza che ogni settembre al Lido è un momento unico, irripetibile, che lascia il segno non solo nei palmares ma nella memoria collettiva degli appassionati.

Undici giorni di proiezioni, incontri, dibattiti, red carpet e — soprattutto — film. Film di ogni genere, provenienza e ambizione. Questo è il cuore pulsante della Mostra: la capacità di mettere sullo stesso schermo, nella stessa giornata, un’opera prima di un regista sconosciuto e il nuovo lavoro di un maestro riconosciuto a livello mondiale. È questa alchimia che rende Venezia diversa da Cannes, diversa da Berlino, diversa da tutto il resto.

Il Premio Robert Bresson a Pedro Costa: un riconoscimento che parla di cinema e spiritualità

Tra i momenti che già adesso si preannunciano come i più significativi dell’intera edizione, spicca l’assegnazione del Premio Robert Bresson al regista portoghese Pedro Costa. La cerimonia è fissata per il 5 settembre 2026 alle ore 16:00 al Lido di Venezia: una data e un orario che molti cinefili hanno già segnato in rosso sul calendario.

Ma che cos’è esattamente il Premio Robert Bresson? Si tratta di un riconoscimento del tutto particolare, unico nel suo genere: è l’unico premio cinematografico al mondo concesso dalla Santa Sede. Istituito nel 1999 e assegnato per la prima volta nel 2000, è giunto quest’anno alla sua 27ª edizione. A promuoverlo sono la Fondazione Ente dello Spettacolo e la Rivista del Cinematografo, due realtà che da decenni si occupano di cinema con uno sguardo attento alla dimensione spirituale e umana delle opere. Il premio porta il nome di Robert Bresson, il grande cineasta francese che più di ogni altro ha saputo fare del cinema un’arte capace di interrogare l’anima, di cercare il trascendente nel quotidiano, nel silenzio, nel gesto minimo.

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Assegnare questo premio a Pedro Costa significa riconoscere in lui un erede spirituale di quella tradizione, un autore che ha fatto della lentezza, dell’osservazione e della vicinanza ai propri soggetti una poetica inconfondibile. Costa è uno dei cineasti portoghesi più rispettati e discussi a livello internazionale: il suo cinema nasce spesso nei quartieri periferici di Lisbona, tra persone ai margini della società, e trasforma quelle esistenze in qualcosa di straordinariamente visivo, quasi pittorico. I suoi film non si “consumano”: si abitano, si lasciano sedimentare, tornano in mente giorni dopo la visione.

Per approfondire il profilo artistico di Pedro Costa e la storia del Premio Robert Bresson, vale la pena consultare la pagina ufficiale di La Biennale di Venezia dedicata all’edizione 2026, dove sono disponibili tutti i dettagli aggiornati sulla manifestazione. Il riconoscimento a Costa non è solo un omaggio a un autore: è una dichiarazione di poetica, un modo per il venezia 83 festival cinema di ribadire che il grande schermo può ancora essere uno spazio di ricerca interiore, di domande senza risposta facile, di bellezza scomoda e necessaria.

Pedro Costa: un cinema che si costruisce mattone dopo mattone

Per capire perché il Premio Bresson a Pedro Costa sia una scelta così azzeccata, bisogna entrare un po’ nella sua filmografia e nel suo metodo di lavoro. Costa non è un regista che gira in fretta. I suoi film nascono da anni di frequentazione dei luoghi e delle persone che vuole raccontare. Si pensi alla trilogia di Fontainhas, il quartiere di baracche di Lisbona che ha demolito nel corso degli anni Duemila: Ossos, No Quarto da Vanda e Juventude em Marcha sono tre opere che documentano quella comunità con una cura e un rispetto che raramente si vedono nel cinema contemporaneo. Costa vive con le persone che filma, impara la loro lingua, il loro ritmo, i loro silenzi.

Questa metodologia lo avvicina enormemente a Bresson, che costruiva i suoi film attraverso prove estenuanti, ricercando nei suoi “modelli” — così li chiamava, non “attori” — qualcosa di autentico, qualcosa che la recitazione convenzionale non avrebbe mai potuto produrre. Entrambi sono cineasti dell’essenziale: tolgono, non aggiungono. Cercano la verità nell’immagine più che nella narrazione. E in entrambi c’è una dimensione spirituale che non si impone mai con didascalismo, ma emerge naturalmente dalla forma stessa del film.

Il fatto che sia la Santa Sede a concedere questo riconoscimento non è un dettaglio trascurabile. Significa che il cinema di Costa viene letto come un cinema capace di interrogare le grandi domande dell’esistenza umana: la sofferenza, la dignità, la speranza, la morte. Non è un cinema religioso nel senso confessionale del termine, ma è certamente un cinema che prende sul serio la vita degli esseri umani, che non li riduce a funzioni narrative o a simboli di una tesi. È un cinema che guarda le persone negli occhi.

La Mostra come laboratorio: talenti emergenti e sguardi nuovi

Il venezia 83 festival cinema non è solo la somma dei suoi premi e dei suoi ospiti illustri. È soprattutto un ecosistema in cui convivono e si contaminano le generazioni del cinema mondiale. Le sezioni parallele — da Orizzonti a Biennale College Cinema — sono da anni il vivaio da cui emergono i nomi destinati a segnare il decennio successivo. Registi che a Venezia presentano il loro primo o secondo film e che pochi anni dopo si ritrovano in concorso a Cannes o con un Oscar in mano.

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La formula che Barbera ha perfezionato negli anni prevede un concorso principale capace di alternare autori affermati e voci nuove, creando un dialogo generazionale che raramente si vede altrove. Non è raro che il Leone d’Oro finisca nelle mani di un esordiente, né che un veterano del cinema mondiale torni al Lido con un’opera che stupisce e disorienta. Questa imprevedibilità è uno dei segreti del fascino di Venezia: non sai mai cosa troverai, e questo ti tiene sempre in uno stato di attenzione e curiosità che è, in fondo, la disposizione ideale per guardare un film.

Le sezioni dedicate ai nuovi talenti riflettono anche una tendenza più ampia del cinema contemporaneo: l’emergere di cinematografie nazionali che fino a pochi anni fa erano quasi invisibili sui grandi circuiti internazionali. Africa, Asia centrale, America Latina: il cinema mondiale si è allargato, e Venezia è uno dei luoghi in cui questo allargamento si vede con più chiarezza. Ogni edizione porta con sé almeno una o due scoperte che cambiano il modo in cui guardiamo al cinema come forma d’arte globale.

Il Lido di Venezia: uno spazio unico per vivere il cinema

C’è qualcosa di irripetibile nel vivere il festival al Lido. Non è solo una questione di glamour — anche se il fascino delle stelle sul red carpet del Palazzo del Cinema ha il suo peso — ma di atmosfera, di quella concentrazione di passione cinefila che si respira in ogni angolo dell’isola per undici giorni. I dibattiti che nascono spontaneamente fuori dalle sale, le code per i film più attesi, gli incontri casuali tra addetti ai lavori e semplici appassionati: tutto questo forma un’esperienza che nessuna piattaforma di streaming potrà mai replicare.

Il Lido diventa, per quei giorni, una bolla temporanea in cui il cinema è l’unica cosa che conta. Si dorme poco, si mangia in fretta, si corre da una sala all’altra cercando di non perdere niente. E poi, la sera, ci si ritrova a parlare per ore di un’inquadratura, di una scena, di una performance che ha lasciato il segno. È questo il senso più profondo di un festival: non solo vedere i film, ma viverli insieme agli altri, confrontarsi, discutere, cambiare idea.

Per chi non può essere fisicamente al Lido, seguire il venezia 83 festival cinema attraverso i canali ufficiali di La Biennale di Venezia è il modo migliore per restare aggiornati su proiezioni, premi e incontri. Il sito offre informazioni dettagliate su tutto il programma, dalle proiezioni in concorso alle retrospettive, dagli eventi speciali ai laboratori dedicati ai professionisti del settore.

Settembre al Lido: un appuntamento che non si può mancare

In definitiva, il venezia 83 festival cinema si preannuncia come un’edizione ricca di significato su più livelli. C’è la continuità di una manifestazione che ha attraversato quasi un secolo di storia del cinema senza mai perdere la propria rilevanza, anzi rinnovandosi costantemente. C’è la direzione artistica di Alberto Barbera, che ha saputo costruire negli anni un’identità precisa per la Mostra, capace di tenere insieme rigore critico e apertura al grande pubblico. E c’è il Premio Robert Bresson a Pedro Costa, un riconoscimento che non è solo un omaggio a un grande autore ma una dichiarazione di valori: il cinema come arte capace di interrogare l’esistenza umana nella sua profondità, di cercare la bellezza nei luoghi e nelle persone che il mondo tende a ignorare.

Dal 2 al 12 settembre 2026, il Lido di Venezia sarà ancora una volta il centro del mondo cinematografico. Undici giorni per ricordarci perché amiamo il cinema, perché continuiamo a sederci al buio davanti a uno schermo e a lasciarci trasportare da storie che non ci appartengono ma che, in qualche modo, ci riguardano sempre. Mettetevi comodi: settembre è vicino, e il Lido vi aspetta.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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