Intervista “alla voce di Tom Cruise”. Rita Pavone, la Rai oggi, il cinema attuale: l’attore Roberto Chevalier si racconta

Il mondo del doppiaggio è un mondo tanto complesso quanto meraviglioso, e Roberto Chevalier ne sa qualcosa.

Doppiatore e attore con alle spalle una carriera fatta di successi e riconoscimenti, Chevalier è per gli italiani la “voce di Tom Cruise” in quanto è sempre stato – ormai da tanti anni – il suo doppiatore ufficiale. Ha inoltre doppiato altri importanti attori hollywoodiani come Tom Hanks, John Travolta e Kurt Russell. Nell’attesa dell’uscita di Mission Impossible 7 (che sarà trasmesso nelle sale nel mese di luglio 2023), Roberto Chevalier ha raccontato qualcosa di sé ai microfoni di Velvet Cinema, svelando anche qualche particolare in più sul suo passato lavorativo.

Lei è uno dei doppiatori e attori più famosi in Italia ed ha raggiunto la notorietà già all’età di 5 anni. E’ stato difficile, da bambino e adolescente, gestire il successo? Quanto questo ha influito nella sua crescita?

E’ stato sicuramente molto difficile perché, ad ogni età, corrispondevano degli esami. Ad ogni tappa mi chiedevo sempre se fosse andato tutto bene durante la tappa successiva. Il mio percorso è stato quindi sempre un insieme di esami, anche se gli esami non finiscono mai e continuano tutt’ora. Anche da adulti veniamo sempre messi alla prova a seconda del personaggio che andremo a doppiare. Il successo ha influito molto nella mia vita; quando ero giovane, avevo anche l’obbligo scolastico e non era semplice conciliarlo con la recitazione. 

roberto chevalier si racconta
Roberto Chevalier, l’intervista (foto gentilmente concessa dal suo Uff. Stampa) velvetcinema.it

La sua attività principale è appunto quella di doppiatore. Cosa si prova a prestare la propria voce a delle immagini?

E’ sempre un’emozione, perché ogni volta si viene messi alla prova: al mattino sei un assassino, il pomeriggio un attore comico, la sera sei chiamato a svolgere un altro tipo di lavoro. La cosa importante è però riuscire a percepire appieno l’interpretazione originale e restituirla al pubblico nel modo più autentico possibile.

Quante volte avrà sentito dire “il doppiatore di Tom Cruise” e lo ha anche incontrato spesso nel corso di alcuni eventi. C’è qualche aneddoto che vuole raccontarci?

Tom Cruise si è specializzato negli ultimi anni in “action movie“, ma nel corso della sua carriera ha sempre dato prova di maturità. Si pensi ad esempio ai film Nato il quattro Luglio, L’Ultimo Samurai o Magnolia. Sono tutte state scuole di esperienze per lui e anche per me: mi hanno dato la possibilità di crescere personalmente e professionalmente. L’ho incontrato tantissime volte; la più bella è stata nel 2000 a Taormina quando ho ricevuto il Nastro d’Argento per il mio doppiaggio in Magnolia, e lui ha ottenuto un Premio alla Carriera.

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Roberto Chevalier e l’incontro con Tom Cruise (foto: per gentile concessione dell’artista) velvetcinema.it

Il mio incontro con Tom Cruise: “Mi ha lasciato l’impronta della sua gentilezza”

Abbiamo così presentato, insieme sul palco, il secondo Mission Impossible. Ricordo inoltre il suo bellissimo autografo, che citava le parole “Robert thank you” e che mi diede in occasione dell’uscita del film Intervista col Vampiro. Ci siamo però visti tantissime altre volte, ci siamo abbracciati spesso e ora spero di incontrarlo nuovamente per la Prima del prossimo Mission Impossible. Lui mi lascia soprattutto l’impronta della sua disponibilità e della sua gentilezza. Le persone, più sono importanti, più sono disponibili. Questa è una grande verità!

Tra le sue esperienze di attore c’è stata quella che le ha permesso di interpretare uno dei personaggi di Gian Burrasca, con Rita Pavone e con la direzione di Lina Wertmuller. Quello è stato uno degli sceneggiati di successo della Rai negli anni Sessanta. Com’è stato prenderne parte? Com’era la rete RAI all’epoca?

La Rai era una meraviglia, c’era cultura dappertutto. Proponeva grandi sceneggiati, grandi commedie con grandi interpreti e grandi registi. Educava la gente; oggi invece la gente non deve pensare ma solo consumare. Per me è stato bellissimo avere a che fare con registi e attori importanti. Ricordo Gian Burrasca come un grandissimo divertimento; la Wetmuller era una regista esigente ma molto disponibile. Avevo inoltre un ottimo rapporto con Rita Pavone e ci siamo divertiti moltissimo, soprattutto quando cantavamo e ballavamo insieme Trottole. E’ stata un’esperienza divertente, entusiasmante e gratificante.

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Roberto Chevalier, l’intervista (foto gentilmente concessa dal suo Uff. Stampa) velvetcinema.it

Cosa pensa invece del cinema attuale? Riscontra delle differenze rispetto al passato?

E’ cambiato tutto oggi, sia nel cinema che nella televisione. Non ci sono più grandi registi, sceneggiatori, interpreti, attori. Gli attori oggi non hanno una buona preparazione né una buona dizione; quando parlano non si capisce nulla. E’ cambiato il modo di girare, ma anche i tempi di riprese: è tutto molto più concentrato, affrettato, superficiale. C’è stata un’evoluzione ma anche un’involuzione. C’è meno studio, meno professionalità, meno gente preparata, c’è stato un insieme di cose che hanno portato a un grande cambiamento nel mondo del cinema odierno. Per fare questo lavoro ci vuole invece preparazione, studio, professionalità.

Futuri progetti?

A breve uscirà Mission Impossible 7, e ho appena terminato di doppiare una serie targata Netflix ma di cui non posso ancora rivelare nulla.

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