American Psycho, il film da brividi che ha previsto il futuro

Divenuto involontariamente un classico di Halloween, American Psycho è uno dei film più rappresentativi della società contemporanea

Non capita spesso di trovarsi di fronte a prodotti audiovisivi capaci di profetizzare una determinata tendenza sociale e, in quei rari casi in cui capita, tendenzialmente si tratta di pietre miliari del medium e, quindi, di veri e propri capolavori.

E’ questo il caso di American Psycho, lungometraggio tratto dal best seller di Bret Easton Ellis, che 30 anni fa mise su carta una feroce e sottile critica alla società contemporanea, trasposta efficacemente su pellicola da Mary Harron.

Romanzo e film sono più attuali che mai

Ci sono diversi fattori che determinano la grandezza di questa pellicola, alcuni direttamente derivanti dalla sua natura letteraria, altri relativi alla vera a propria trasposizione cinematografica (come la presenza scenica garantita da un fuoriclasse che risponde al nome di Christian Charles Philip Bale). Di certo, tutto ciò che concerne la disamina critica della società e la sua narrazione, riguarda esclusivamente la versione cartacea dell’opera, tuttavia, la bontà della sceneggiatura e della messa in scena, ha permesso al testo audiovisivo di ereditare con efficacia i presupposti socio-politici che hanno reso grande il romanzo di Ellis.

American Psycho Christian Bale
Una scena di American Psycho (screen Youtube) – Velvetcinema.it

Nel film, come nel libro, ci troviamo in una New York al tramonto del novecento, le cui malsane abitudini e tendenze, sono in rapida ascesa. Il relativo benessere di quella fascia di popolazione residente sull’isola dei sogni, si accompagna pericolosamente alla società dell’apparenza e dell’ostentazione, nella quale la banale scelta di un carattere sul proprio bigliettino da visita, può realmente regalarti l’eccitazione di una scalata gerarchica o, al contrario, l’oblio di non essere in cima alla catena alimentare.

The wolves of Wall Street

In un contesto in cui, l’unica unità di misura utile a definire le qualità di un essere umano, sembra essere quella contenuta in un conto bancario, il rapporto tra i singoli individui si inasprisce all’inverosimile, costringendo chiunque ad indossare una maschera, per nascondere le proprie fragilità e insicurezze. Forti, belli, in forma, sempre brillanti e pronti a deridere il prossimo, i lupi di Wall Street sono il tipico esempio delle feroci dinamiche sopracitate e, Patrick Bateman, ne è, suo malgrado, un esponente acritico. Tragicamente amalgamato in questa corrosiva melma performativa, il nostro protagonista si presta senza soluzione di continuità alla pièce teatrale della grande mela, subendone nel profondo ritmi e vizi.

American Psycho biglietto
Il leggendario biglietto da visita di Patrick Bateman (screen Youtube) – Velvetcinema.it

L’interagire tra elementi ossessivamente rivolti a se stessi, contribuisce a rappresentare efficacemente un mondo di puro individualismo, il cui esito, tuttavia, assomiglia più ad una serie indefinita di figure intercambiabili. Il continuo getto di benzina che la grande mela dona ogni giorno al fuoco della competizione più nociva e malsana, alimenta ulteriormente le leggi del capitalismo, generando un desolante appiattimento degli usi e dei costumi.

Siamo migliorati? Spoiler: No!

L’ossessione per l’estetica, poi, completa un quadro dalle tinte inquietanti, a cui, paradossalmente, siamo soliti dare il nostro contributo ogni giorno. Dopo trent’anni dalla stesura del romanzo, le disarmonie descritte sembrano essersi persino acuite: il capitalismo incontrollato ha definitivamente trionfato e, al netto di alcuni movimenti alternativi, le divinità della massa corrispondono tragicamente a quelle adulate da Bateman e colleghi.

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