C’è qualcosa di irresistibile nell’idea di costruire una storia d’amore attorno alla passione per il cinema: i film diventano alibi, rifugio, codice segreto tra due persone che non riescono ancora ad ammettersi quello che provano. È esattamente questa la scommessa vinta da Film Club, la miniserie BBC arrivata in esclusiva su RaiPlay il 17 aprile 2026 — inedita in Italia — con Aimee Lou Wood nel doppio ruolo di creatrice e protagonista assoluta, affiancata da un Nabhaan Rizwan in stato di grazia. Sei episodi, una romantic comedy costruita con intelligenza e calore, e la certezza che il piccolo schermo britannico sa ancora come raccontare i sentimenti senza svenderli.
Il film club su RaiPlay di cui si parla in questi mesi non è una rassegna cinematografica né una rubrica di critica: è una serie televisiva vera e propria, prodotta dalla BBC e appena sbarcata sulla piattaforma streaming della televisione pubblica italiana. Il fatto che sia inedita in Italia la rende ancora più preziosa: non si tratta di un titolo già circolato in altri mercati europei e poi recuperato, ma di una prima assoluta per il pubblico italiano, che può scoprirla in contemporanea con il resto del mondo anglofono.
Questo tipo di accordo tra la RAI e la BBC non è una novità assoluta — le due emittenti pubbliche hanno una storia di collaborazioni che risale a decenni fa — ma nell’era dello streaming assume un significato diverso. RaiPlay si posiziona come finestra privilegiata su una produzione britannica di qualità, intercettando un pubblico italiano sempre più abituato a cercare contenuti originali fuori dai circuiti delle grandi piattaforme commerciali. Film Club è, in questo senso, un segnale preciso: la piattaforma non vuole essere solo un archivio del passato RAI, ma un luogo dove trovare prime visioni capaci di fare rumore.
La serie è composta da sei episodi, una lunghezza ideale per il formato miniserie: abbastanza per costruire personaggi credibili e lasciare che la storia respiri, abbastanza poco da non diluire la tensione emotiva che è il motore di ogni buona romantic comedy. Chi si aspetta una narrazione pigra o prevedibile troverà invece una scrittura che conosce i codici del genere e li usa con consapevolezza, senza mai scadere nel già visto.
Aimee Lou Wood è il nome su cui vale la pena soffermarsi, perché il suo contributo a Film Club va ben oltre la performance attoriale. Wood è la creatrice della serie oltre che la sua protagonista: un connubio che nella televisione britannica contemporanea ha prodotto alcune delle opere più interessanti degli ultimi anni, perché unisce la visione autoriale alla conoscenza viscerale del materiale che si sta interpretando.
Per chi la conosce già, Wood è diventata un volto familiare grazie a ruoli che hanno messo in luce una capacità rara di abitare la vulnerabilità senza renderla mai patetica. Creare una serie e al tempo stesso viverla dall’interno, portandola sulle spalle come interprete principale, è una sfida che richiede una doppia lucidità: quella di chi scrive e quella di chi recita, due prospettive che spesso confliggono e che qui sembrano invece alimentarsi a vicenda.
Il risultato è un personaggio — la protagonista del Film Club — che sente autentico fin dal primo minuto, con tutte le contraddizioni e le paure che rendono una persona reale invece che un’icona narrativa. Wood non costruisce un’eroina da manuale della rom-com: costruisce una donna che potrebbe sedersi accanto a noi in sala, commentare sottovoce una scena, e non rendersi conto di essere innamorata finché non è troppo tardi per fingere il contrario.
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Ogni storia d’amore che si rispetti ha bisogno di una controparte all’altezza, e Nabhaan Rizwan è esattamente quello che serve a questa serie per decollare. Attore britannico con un curriculum che cresce con costanza e solidità, Rizwan porta nel suo personaggio una qualità difficile da definire ma immediata da riconoscere: quella presenza scenica che rende ogni scambio di battute qualcosa di più di un semplice dialogo.
La dinamica tra i due protagonisti è il cuore pulsante di Film Club: due persone che si amano senza saperlo ancora, o forse senza volerlo ammettere. È una delle strutture narrative più antiche della romantic comedy, eppure continua a funzionare quando è eseguita con precisione e quando gli interpreti hanno la chimica giusta. Wood e Rizwan ce l’hanno: si vede nelle pause, nei silenzi, in quei momenti in cui la macchina da presa li coglie a guardarsi un secondo più a lungo del necessario.
Quello che la serie riesce a fare è usare il cinema come catalizzatore emotivo: i film che i due personaggi guardano insieme, discutono, amano o detestano diventano un modo per dire cose che non riescono a dire direttamente. È una scelta narrativa intelligente, perché trasforma ogni titolo citato o proiettato in un elemento della storia, non in un semplice orpello cinefilo. Il cinema non è lo sfondo: è la lingua in cui i personaggi parlano d’amore senza parlarne.
Vale la pena fermarsi un momento sul genere, perché Film Club arriva in un momento particolare per la romantic comedy. Dopo anni in cui il genere era stato dichiarato morto o quantomeno moribondo — troppo prevedibile, troppo rassicurante, troppo poco adatto ai tempi dell’ironia sistematica — stiamo assistendo a una rinascita silenziosa ma sostanziale, soprattutto nel formato seriale.
La televisione, e in particolare quella britannica, ha capito che la rom-com funziona meglio quando ha il tempo di sviluppare i personaggi invece di correre verso il lieto fine. In un film di novanta minuti, i protagonisti devono innamorarsi, litigare e riconciliarsi in modo quasi meccanico. In una miniserie di sei episodi, c’è spazio per le sfumature: per i momenti in cui l’amore non è ancora amore ma potrebbe diventarlo, per le conversazioni che sembrano banali e invece cambiano tutto, per le paure del futuro che si nascondono dietro le scuse più impensabili.
Film Club si inserisce in questa tradizione con una consapevolezza precisa. Non cerca di reinventare il genere, ma di portarlo al suo livello migliore: quello in cui la commedia non esclude la profondità, e il romanticismo non esclude la complessità. È una serie che fa ridere e che commuove, spesso nella stessa scena, e che lascia quella sensazione rara di aver trascorso del tempo con persone che ci mancheranno quando lo schermo si spegne.
La scelta di ambientare una storia d’amore attorno a un film club — un circolo di appassionati di cinema, un luogo dove le persone si ritrovano per guardare film e parlarne — non è casuale né decorativa. È una scelta che dice qualcosa di preciso sul tipo di racconto che Wood ha voluto costruire.
Il cinema è da sempre uno spazio di proiezione nel senso più letterale: proiettiamo sullo schermo le nostre emozioni, le nostre paure, i nostri desideri. Un club cinematografico amplifica questa dimensione collettiva, trasformando l’esperienza privata della visione in qualcosa di condiviso, discusso, messo in comune. Quando due persone che si piacciono si ritrovano a parlare di un film, stanno sempre parlando di qualcos’altro: di come vedono il mondo, di cosa le spaventa, di cosa le fa sperare.
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Usare questo meccanismo come struttura portante di una romantic comedy significa scommettere sull’intelligenza del pubblico. Film Club non spiega mai troppo, non sottolinea mai con musica enfatica i momenti in cui qualcosa di importante sta accadendo tra i protagonisti. Si fida degli spettatori, e questa fiducia è già di per sé una forma di rispetto raro nel panorama delle produzioni di genere.
Per chi ama il cinema — e chi legge Velvet Cinema di solito lo ama davvero — c’è anche il piacere aggiuntivo di ritrovarsi in una storia che tratta la passione cinefila come qualcosa di serio, non come una bizzarria da nerd asociali. I personaggi di Film Club amano i film nel modo in cui le persone amano davvero i film: con opinioni forti, con la capacità di commuoversi, con quella sensazione fisica di uscire dalla sala — o di alzarsi dal divano — e sentire il mondo leggermente diverso da prima.
Trovare Film Club su RaiPlay è una buona notizia anche per quello che dice della piattaforma. Negli ultimi anni, RaiPlay ha costruito un catalogo sempre più interessante per chi cerca contenuti originali di qualità, mescolando produzioni italiane con acquisizioni internazionali selezionate. L’arrivo in esclusiva di una miniserie BBC inedita in Italia si inserisce in questa strategia con coerenza.
La piattaforma è accessibile gratuitamente per gli utenti italiani — è sufficiente registrarsi con un indirizzo email — e questo abbassa ulteriormente la soglia di accesso a un contenuto che, su qualsiasi altra piattaforma commerciale, richiederebbe un abbonamento a pagamento. È un vantaggio concreto, soprattutto per una serie come Film Club che merita di raggiungere il pubblico più ampio possibile, non solo quello già convertito alle produzioni britanniche di nicchia.
Chi vuole esplorare il catalogo completo della serie può farlo direttamente sul sito ufficiale di RaiPlay dedicato a Film Club, dove sono disponibili tutti e sei gli episodi della prima stagione.
Sei episodi sono pochi, nel senso migliore del termine. Significano che ogni scena conta, che non c’è spazio per i momenti di riempimento che affliggono troppe serie contemporanee, che la storia sa dove vuole andare e ci va con passo sicuro. Film Club usa questo formato con intelligenza: ogni episodio ha un suo ritmo interno, un suo centro emotivo, e al tempo stesso contribuisce all’arco complessivo della relazione tra i due protagonisti.
La struttura a sei parti permette anche di seguire i personaggi nel tempo, di vederli cambiare — o resistere al cambiamento — in modo credibile. L’amore che non si ammette a se stessi ha bisogno di tempo per emergere, e la serie gliene concede abbastanza da rendere il percorso convincente senza diventare estenuante. Quando arriva il momento della verità — e arriva, come in ogni buona romantic comedy che si rispetti — lo spettatore lo sente come qualcosa di guadagnato, non come un espediente di sceneggiatura.
Aimee Lou Wood e Nabhaan Rizwan portano questa storia con una naturalezza che è il risultato di un lavoro preciso e consapevole. Film Club è una di quelle serie che si finisce in un weekend e che poi si continua a portare con sé: nei pensieri, nelle conversazioni, in quella voglia improvvisa di iscriversi a un circolo di cinema e sperare di trovare qualcuno con cui parlare di film fino a tardi. Il tipo di serie, insomma, che ricorda perché ci si innamora delle storie — e, a volte, delle persone che le raccontano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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