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Paola Cortellesi torna sul set con Finché dura — Dopo C’è ancora domani, il nuovo progetto a Cinecittà

C’era chi scommetteva che Paola Cortellesi avrebbe impiegato anni a tornare dietro la macchina da presa, forse intimorita dal peso di un esordio diventato quasi leggendario. E invece eccola: già alle porte di un secondo lungometraggio da regista, con le riprese che — stando alle informazioni circolate fin qui — dovrebbero prendere il via a metà settembre 2026 negli storici studi di Cinecittà a Roma. Il titolo che circola con insistenza, e che potrebbe chiamarsi Finché dura, non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale dalla diretta interessata, che ha scelto di avvolgere il progetto in un riserbo quasi assoluto. Ma la notizia in sé — Cortellesi di nuovo dietro la macchina da presa, di nuovo a costruire un film tutto suo — è già abbastanza per tenere incollati allo schermo chiunque abbia amato C’è ancora domani.

Il peso specifico di un esordio: cosa ha significato C’è ancora domani

Per capire perché tutto quello che riguarda il secondo film di Cortellesi regista sia così atteso, bisogna tornare al 2023, quando C’è ancora domani è uscito nelle sale italiane e ha fatto qualcosa di raro: ha parlato a generazioni diverse, ha riempito le sale in settimane in cui il cinema italiano faticava a reggere il confronto con i blockbuster internazionali, e ha aperto un dibattito culturale che ha travalicato i confini del semplice intrattenimento.

Cortellesi aveva già una carriera solidissima come attrice e come autrice di testi comici, ma con C’è ancora domani ha dimostrato qualcosa di diverso: la capacità di costruire un racconto visivo coerente, di dosare toni apparentemente inconciliabili — il grottesco, il melodramma, la commedia nera — senza che nulla stonasse. Il film, ambientato nell’Italia del dopoguerra, ha saputo parlare di violenza domestica, di emancipazione femminile e di dignità civica con un linguaggio che non era né didascalico né compiaciuto. Era cinema, nel senso più pieno del termine.

Quel debutto alla regia ha trasformato Cortellesi in una figura di riferimento per il cinema italiano contemporaneo, non solo come interprete ma come voce autoriale. Ed è proprio questa nuova identità — la regista, non solo l’attrice — che rende il secondo capitolo della sua carriera dietro la macchina da presa un evento da seguire con attenzione.

Paola Cortellesi e Finché dura: cosa sappiamo davvero

Qui è necessario essere onesti con chi legge: le informazioni certe sul nuovo progetto sono poche, e Cortellesi ha lavorato attivamente per mantenerle tali. La regista ha scelto un riserbo totale sulla trama, sulle scelte stilistiche, sul cast. Quello che possiamo dire con certezza è che si tratta del suo secondo film da regista, che le riprese sono pianificate per la metà di settembre 2026 a Cinecittà, e che il film sarà — stando a quanto dichiarato dalla stessa Cortellesi — diverso dalla storia raccontata in C’è ancora domani.

Il titolo Finché dura, che in italiano porta con sé una sfumatura di temporaneità e di resistenza — quasi un’ironia amara su qualcosa che dura finché dura, appunto — circola con una certa insistenza nelle fonti specializzate, ma non è ancora stato confermato ufficialmente. È un titolo che suona cortellisiano, se ci si passa il termine: ha quella qualità di frase comune che nasconde un doppio fondo, un po’ come il titolo del film precedente, che giocava sull’ambiguità tra speranza e resistenza. Ma attenzione: finché non arriva una conferma diretta, va trattato come tale — un’ipotesi molto accreditata, non un dato acquisito.

La scelta di Cinecittà come location delle riprese non è banale. Gli studi romani hanno una storia lunghissima e complessa: sono stati il cuore della grande stagione del cinema italiano, da Fellini a Leone, e negli ultimi anni hanno vissuto una stagione di rilancio che li ha resi attrattivi anche per produzioni internazionali di grande scala. Girare lì significa inserirsi in una tradizione, ma significa anche avere accesso a strutture tecniche di alto livello e alla possibilità di costruire ambienti controllati, set artificiali, atmosfere che il cinema di esterni non sempre può garantire. Che Cortellesi abbia scelto Cinecittà per il suo secondo film dice qualcosa — anche se non sappiamo ancora esattamente cosa.

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Il silenzio come strategia: perché il riserbo di Cortellesi è già una dichiarazione

Nel panorama mediatico attuale, dove ogni produzione cinematografica di un certo peso viene anticipata mesi prima con trailer, teaser, foto dal set, interviste ai protagonisti e campagne social elaborate, il silenzio di Cortellesi sul nuovo progetto è quasi una scelta controcorrente. Non ci sono dettagli sulla trama, non ci sono nomi del cast confermati, non ci sono immagini dal set. C’è solo la notizia delle riprese imminenti e la certezza che il film esiste.

Questo tipo di riserbo può avere diverse letture. La prima, e forse la più ovvia, è la volontà di proteggere il progetto da un’esposizione prematura che potrebbe condizionarne la ricezione. Quando un film viene anticipato troppo a lungo, il pubblico arriva in sala con aspettative così definite che spesso il film reale fatica a reggere il confronto con quello immaginato. Cortellesi, che con C’è ancora domani ha vissuto sulla propria pelle l’effetto di un film che ha superato ogni previsione, potrebbe voler evitare il meccanismo opposto.

La seconda lettura è più sottile: il silenzio potrebbe essere una forma di rispetto per il processo creativo. Fare un film è un lavoro lungo, fisicamente e emotivamente impegnativo, e parlarne prima che sia finito — prima ancora che sia iniziato — rischia di svuotarlo, di trasformarlo in oggetto di discussione prima che diventi oggetto d’arte. Molti registi che si rispettano preferiscono che il film parli da solo, una volta compiuto.

In ogni caso, il riserbo funziona anche come strategia di comunicazione involontaria: ogni silenzio alimenta la curiosità, ogni non-detto diventa spazio in cui il pubblico proietta le proprie aspettative. E in questo momento, le aspettative su Cortellesi regista sono altissime.

La continuità e la rottura: un secondo film che vuole essere diverso

Uno degli elementi più interessanti emersi dalle poche informazioni disponibili è che il nuovo film sarà diverso da C’è ancora domani. È Cortellesi stessa ad averlo indicato, e la scelta di sottolinearlo non è casuale. Significa che la regista non vuole ripetere una formula, non vuole sfruttare il capitale di simpatia accumulato con il primo film per proporre una variazione sul tema. Vuole fare qualcosa di nuovo.

Questo è insieme rassicurante e stimolante. Rassicurante perché indica una consapevolezza autoriale: Cortellesi sa che il rischio maggiore per chi ha avuto un grande successo al debutto è la tentazione di replicare ciò che ha funzionato. Stimolante perché apre uno spazio di incertezza creativa che è, in fondo, la condizione necessaria per fare cinema che valga la pena vedere.

Cosa vorrà dire “diverso”, nella pratica? Difficile dirlo senza dati concreti. Potrebbe significare un cambio di epoca — C’è ancora domani era ambientato nel dopoguerra, un secondo film potrebbe spostarsi nel presente o in un altro periodo storico. Potrebbe significare un cambio di tono, di genere, di struttura narrativa. Potrebbe significare un cast completamente rinnovato, nuove collaborazioni, nuove sfide tecniche. Ma queste restano ipotesi: quello che conta, per ora, è che Cortellesi abbia scelto di non accontentarsi, di non capitalizzare semplicemente su ciò che ha già dimostrato di saper fare.

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Cinecittà, settembre 2026: il momento in cui tutto comincia

Le riprese a metà settembre 2026 rappresentano il punto di partenza concreto di un’avventura che il cinema italiano segue con grande interesse. Cinecittà, con i suoi teatri di posa, i suoi laboratori, la sua storia, è uno di quei luoghi in cui il cinema italiano ha scritto alcune delle sue pagine più importanti. Pensare che proprio lì, nelle prossime settimane, Cortellesi comincerà a costruire il suo secondo film è un’immagine che ha qualcosa di cinematografico in sé.

Il set di un film è un ecosistema complesso: ci sono i tecnici, gli attori, i costumisti, i direttori della fotografia, i fonici, gli scenografi. Ogni giorno di riprese è una negoziazione continua tra la visione del regista e i limiti imposti dalla realtà — il tempo, la luce, la stanchezza degli interpreti, gli imprevisti. Per un regista al secondo film, quel processo ha una qualità diversa rispetto all’esordio: c’è più esperienza, ma anche più consapevolezza di quanto sia difficile. Non si è più principianti, ma non si è ancora veterani. È una posizione interessante, forse la più fertile.

Quello che possiamo aspettarci, nei prossimi mesi, è un lento disvelamento: forse una prima foto ufficiale, forse un annuncio del cast, forse un titolo confermato. Il cinema funziona così — costruisce attesa, poi la soddisfa. E nel caso di Cortellesi, l’attesa è già cominciata.

Un’autrice da seguire: perché il secondo film è sempre quello decisivo

Nel cinema, si dice spesso che il primo film lo fa il talento e il secondo lo fa il coraggio. È una semplificazione, certo, ma contiene una verità: l’esordio può essere un colpo fortunato, una convergenza di circostanze irripetibili, un momento in cui tutto si allinea. Il secondo film, invece, è una scelta deliberata. È la conferma — o la smentita — di un’identità autoriale.

Registi che amiamo profondamente hanno avuto seconde opere difficili, che sembravano contraddire tutto quello che il primo film aveva promesso. Altri hanno trovato nel secondo lavoro la loro voce più compiuta, quella che poi avrebbero portato avanti per tutta la carriera. Non è possibile sapere in anticipo in quale categoria ricadrà il prossimo film di Cortellesi — e probabilmente è meglio così. Il cinema che si lascia prevedere è il cinema che delude.

Quello che si può dire, con una certa sicurezza, è che Paola Cortellesi ha dimostrato con C’è ancora domani di avere qualcosa da dire e di sapere come dirlo. Che il titolo provvisorio che circola — Finché dura — sia o meno quello definitivo, il progetto esiste, le riprese stanno per cominciare, e il cinema italiano ha un nuovo appuntamento da segnare in agenda. Per chi ama il cinema fatto con intelligenza e con passione, le prime anticipazioni disponibili sono già abbastanza per tenere gli occhi aperti e aspettare con curiosità quello che verrà.

Settembre 2026 è adesso. Le macchine da presa si preparano. E Cortellesi, con il suo riserbo elegante e la sua determinazione, sta per tornare a fare ciò che sa fare meglio: raccontare storie che lasciano il segno. Che Finché dura sia il titolo giusto o meno, il film che nascerà a Cinecittà nelle prossime settimane è già, in qualche modo, atteso come si attendono le cose che contano davvero.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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