Categorie: Recensioni

Ice Cream Man: Eli Roth tra splatter e commedia horror

C’è qualcosa di profondamente perturbante nell’idea che il suono di un carillon estivo, quello che annuncia l’arrivo del gelataio, possa diventare la colonna sonora di un incubo. Ed è esattamente su questa dissonanza che Eli Roth ha costruito il suo Ice Cream Man, uscito nelle sale americane il 7 agosto 2026 e già capace di dividere critica e pubblico con la stessa nettezza con cui una lama divide la carne nei suoi film più celebri. Benvenuti nell’estate più sanguinosa del cinema horror recente.

Una premessa disturbante al servizio del genere

Al centro dell’ice cream man film c’è una figura che appartiene all’immaginario collettivo americano quanto la bandiera a stelle e strisce: il gelataio di quartiere, con il suo furgoncino bianco, il carillon stucchevole e il sorriso troppo largo. Roth prende questo archetipo di innocenza suburbana e lo trasforma in qualcosa di sinistro, costruendo una storia in cui la presenza di questo misterioso personaggio coincide con un’ondata di violenza perpetrata dai bambini del quartiere. Non si tratta di un horror qualsiasi: la scelta di mettere al centro della spirale di orrore dei bambini — tradizionalmente simbolo di purezza e vulnerabilità — è una mossa provocatoria e calcolata, perfettamente in linea con la poetica di un regista che ha sempre amato spingere il pubblico oltre la soglia del disagio.

Il meccanismo narrativo è semplice nella sua essenza, ma la sua esecuzione è tutto. Roth non si limita a costruire una storia di paura convenzionale: mescola il registro splatter con elementi comici, creando un tono ibrido che ricorda certi exploit del cinema di genere anni Ottanta e Novanta, quando il confine tra orrore e grottesco era deliberatamente poroso. È un approccio rischioso, perché richiede un equilibrio rarissimo: far ridere e far inorridire nello stesso momento senza che le due reazioni si annullino a vicenda.

Eli Roth e il linguaggio del corpo che soffre

Per capire Ice Cream Man bisogna capire Eli Roth, uno dei registi più controversi e al tempo stesso più coerenti del cinema horror contemporaneo. La sua filmografia è un percorso preciso attraverso le possibilità del genere: con Hostel aveva esplorato il torture porn elevandolo a critica del turismo sessuale occidentale, mentre con Thanksgiving aveva dimostrato di saper lavorare con la parodia e l’omaggio senza perdere il gusto per il sangue vero. Sono questi i titoli che gli hanno costruito la reputazione — e il pubblico fedele — che porta con sé in ogni nuovo progetto.

Roth ha sempre avuto una visione precisa del corpo come campo di battaglia narrativo. Nei suoi film, la violenza fisica non è mai puramente decorativa: è il linguaggio attraverso cui i personaggi esprimono paura, potere, perdita di controllo. In Ice Cream Man, questo linguaggio si arricchisce di una componente nuova: la comicità. Il gore nonstop che caratterizza il film — come sottolineato dalla critica americana — è presentato con quella che il Los Angeles Times ha definito una sorta di gioiosità infantile, un’allegria quasi fanciullesca che rende tutto ancora più disturbante proprio perché sembra non prendere sul serio le conseguenze di ciò che mostra.

→ Leggi anche: Ice Cream Man al cinema: tutto quello che c'è da sapere sull'uscita

Il dibattito critico: shock theater o qualcosa di più?

La risposta della critica americana all’ice cream man film di Roth è stata, prevedibilmente, divisa. Da un lato ci sono i sostenitori di un cinema che non chiede permesso, che spinge i confini del gusto per esplorare zone che il cinema mainstream non osa avvicinarsi. Dall’altro, chi ha visto nel film un esercizio fine a se stesso, una serie di trovate d’effetto senza sufficiente sostanza narrativa a tenerle insieme.

Variety ha sintetizzato la posizione più critica definendo il film un “one-joke piece of shock theater” — ovvero un’opera che esaurisce la sua idea centrale troppo presto, trasformando il resto della visione in una variazione sul tema senza reale evoluzione. È un’accusa che ha un suo peso, soprattutto se si considera che Roth, quando è in forma, sa costruire tensione narrativa e non solo sequenze di impatto visivo.

Il Los Angeles Times, invece, ha adottato un tono più sfumato, riconoscendo nel film una coerenza di visione e una certa abilità nel mantenere il tono ibrido horror-commedia per tutta la sua durata. L’immagine della childlike giddiness — quella gioiosità infantile applicata al gore — è diventata quasi il simbolo critico del film: c’è chi la legge come un difetto, un rifiuto di crescere come autore, e chi invece la vede come una scelta stilistica consapevole, quasi un manifesto sul modo in cui il cinema di genere può permettersi di giocare con le sue stesse regole.

Questa divisione non è nuova nel cinema di Roth. Ogni suo film ha generato reazioni polarizzate, e in un certo senso questa capacità di non lasciare indifferenti è parte integrante del suo valore come autore di genere. Un horror che non disturba nessuno non sta facendo il suo lavoro.

Il genere splatter nel 2026: tra nostalgia e rinnovamento

Uscire con un film splatter nell’estate del 2026 è una scelta che dice qualcosa sullo stato del cinema di genere. Negli ultimi anni, l’horror ha vissuto una stagione di straordinaria vitalità critica, con film come Hereditary, Midsommar e l’intera ondata dell’elevated horror che hanno conquistato spazi nel dibattito culturale mainstream. Ma questo spostamento verso un horror più cerebrale, più simbolico, ha anche creato uno spazio vuoto: quello del cinema di genere puro, viscerale, che non si preoccupa di essere letto come allegoria sociale ma vuole semplicemente portare lo spettatore a un’esperienza fisica di disagio e divertimento.

→ Leggi anche: La fine di Oak Street: David Robert Mitchell tra Spielberg e la nostalgia del cinema perduto

È in questo spazio che si inserisce l’ice cream man film di Roth. Non è un’operazione nostalgica nel senso deteriore del termine — non è un tentativo di rivivere un’epoca che non tornerà — ma piuttosto una riaffermazione di un modo di fare cinema che ha le sue radici profonde nella storia del genere e che continua ad avere una sua ragione d’essere. Lo splatter, quando è fatto con consapevolezza e con un minimo di visione autoriale, non è mai solo sangue e interiora: è un modo di parlare di paura, di perdita di controllo, di ciò che si nasconde sotto la superficie rassicurante della vita quotidiana.

Il gelataio di quartiere, con il suo carillon e il suo sorriso, è la metafora perfetta. Nessuno sospetta di lui. Nessuno lo teme. E forse è proprio questo il punto: i mostri più efficaci non arrivano dall’esterno, non sono riconoscibili come tali. Si nascondono in piena vista, in mezzo alla nostra estate, portando qualcosa di dolce.

Cosa rende questo film un caso da seguire

Al di là delle divisioni critiche, Ice Cream Man è un film che merita attenzione per ragioni precise. Prima di tutto, perché Roth è un autore con una storia e una coerenza di visione che pochi registi di genere possono vantare: ogni suo film, anche quando non funziona del tutto, dice qualcosa di preciso su chi è e su cosa vuole fare con il cinema. Secondo, perché il tono ibrido horror-commedia che ha scelto per questo progetto è uno dei più difficili da gestire e il solo fatto di averlo tentato con una certa ambizione merita rispetto.

Terzo, e forse più importante: l’ice cream man film arriva in un momento in cui il pubblico del cinema di genere è più sofisticato che mai. Gli spettatori che cercano horror sanno distinguere tra il gore gratuito e quello che porta con sé una visione. E la discussione che Ice Cream Man ha generato — la sua capacità di far litigare critici e appassionati — suggerisce che Roth ha toccato qualcosa di reale, anche se non tutti sono d’accordo su cosa sia esattamente quel qualcosa.

Per approfondire la filmografia di Eli Roth e il contesto del film, la recensione di Variety offre uno dei contributi critici più articolati disponibili al momento.

Quello che resta, alla fine, è un’immagine: un furgoncino bianco che percorre lentamente una strada di periferia in una calda sera d’estate, con il carillon che suona qualcosa di vagamente familiare. I bambini corrono verso di lui. E voi, seduti in sala, non sapete ancora se ridere o urlare. Probabilmente farete entrambe le cose. Ed è esattamente quello che Eli Roth voleva.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Condividi
Redazione Velvet

Pubblicato da
Redazione Velvet

Recenti

  • Romacinemafest

Julianne Moore e il teatro come rinascita: dentro The Debut di Jesse Eisenberg

Jesse Eisenberg's The Debut premiered at Rome Film Festival 2026 with Julianne Moore receiving Career…

24 Ottobre 2026
  • Anteprime

Gialappa’s Band: quarant’anni di risate e follia sullo schermo

Il documentario sulla Gialappa's Band di Walter Veltroni ripercorre quattro decenni di carriera del trio…

24 Ottobre 2026
  • BoxOffice

You Can See Everything, il documentario di Fielding e Oppenheim su Elizabeth Holmes arriva al cinema

The you can see everything documentary on Elizabeth Holmes debuted with $15 million in its…

24 Ottobre 2026
  • Romacinemafest

Kasia Smutniak e Mustang: quando il ricordo privato diventa memoria collettiva

Il documentario Mustang di Kasia Smutniak alla Festa di Roma 2026 trasforma un diario personale…

24 Ottobre 2026
  • Coming Soon

Dracula di Bram Stoker torna al cinema: il capolavoro dell’orrore dal 30 ottobre 2026

Il capolavoro di Coppola torna nei cinema dal 30 ottobre 2026 in versione restaurata 4K.…

24 Ottobre 2026
  • Anteprime

Ozzy & Black Sabbath – Back To The Beginning: il concerto evento arriva in sala il 28 ottobre 2026

Scopri il film-concerto Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning in sala il 28…

24 Ottobre 2026