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Minotaur – Nel labirinto del potere: al cinema dal 29 ottobre 2026

Ci sono registi che quando tornano, anche dopo anni di silenzio, il cinema si ferma ad ascoltare. Andrey Zviagintsev è uno di quelli: russo di nascita, europeo per vocazione artistica, autore di un cinema lento, denso e implacabile che non ti lascia scampo. E ora, con Minotaur – Nel labirinto del potere, il suo nuovo lavoro arriva nelle sale italiane il 29 ottobre 2026, dopo aver già fatto parlare di sé ai massimi livelli del circuito festivaliero internazionale. Mettetevi comodi: questa è una di quelle uscite che vale la pena capire a fondo prima di sedersi in sala.

Un ritorno che vale un Grand Prix a Cannes

Partiamo dal principio, cioè dalla notizia che ha fatto alzare le antenne a tutti gli appassionati di cinema d’autore: Minotaur – Nel labirinto del potere ha vinto il Grand Prize of the Jury al Festival di Cannes 2026. Non il Palme d’Or, certo, ma il Grand Prix è il secondo riconoscimento più prestigioso della Croisette, e per un film che arriva da una coproduzione tra Germania, Lettonia e Francia — senza l’appoggio di una grande major americana — è un segnale fortissimo. La giuria di Cannes ha riconosciuto in quest’opera qualcosa che va oltre il semplice esercizio stilistico: c’è sostanza, c’è urgenza, c’è quella qualità rara che distingue il cinema che resta dal cinema che passa.

Zviagintsev non è un nome nuovo sulla Croisette né nei palazzi delle grandi istituzioni cinematografiche. La sua carriera è costellata di riconoscimenti che pochi autori possono vantare: ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo film d’esordio Il ritorno (Vozvrashcheniye, 2003), un’opera che già allora rivelava uno sguardo capace di trasformare la quotidianità in epica silenziosa. Da lì in poi, ogni suo lavoro ha alzato il livello del dibattito: Elena, Leviathan e Loveless lo hanno reso uno degli autori più discussi e ammirati del cinema contemporaneo, con due nomination all’Oscar per il Miglior Film Internazionale che certificano il riconoscimento dell’industria, non solo della critica. Con Minotaur, il cerchio si chiude su un livello ancora più alto.

La fonte letteraria: il debito con Claude Chabrol

Uno degli aspetti più intriganti di Minotaur – Nel labirinto del potere è la sua origine: il film è liberamente tratto da Une Femme Infidèle di Claude Chabrol, il capolavoro del 1969 che il maestro francese della Nouvelle Vague costruì come un’indagine glaciale sui meccanismi del matrimonio borghese, della gelosia e del crimine. Chabrol, con quella pellicola, aveva dimostrato come il thriller psicologico potesse diventare uno strumento di analisi sociale spietata: la superficie elegante dei personaggi nascondeva abissi di controllo, possesso e violenza trattenuta.

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Che Zviagintsev abbia scelto proprio Une Femme Infidèle come punto di partenza dice molto delle sue intenzioni. Non si tratta di un remake nel senso hollywoodiano del termine — nessuna fedeltà meccanica all’originale, nessun omaggio nostalgico. È piuttosto un rilancio tematico: prendere la struttura chabroliana, quel triangolo di potere, tradimento e conseguenze, e proiettarla in un contesto contemporaneo, attraverso la lente di un autore che ha fatto del rapporto tra individuo e sistema il cuore pulsante della sua filmografia. Il minotauro del titolo — la creatura mostruosa del mito greco, prigioniera e custode del labirinto al tempo stesso — diventa così una metafora perfetta per il potere che intrappola chi lo esercita tanto quanto chi lo subisce.

Il titolo italiano, Nel labirinto del potere, non è una semplice aggiunta commerciale: è una chiave di lettura. Il labirinto non è solo lo spazio fisico della storia, ma la struttura stessa delle relazioni che il film mette in scena — burocratiche, familiari, morali. E il minotauro, naturalmente, siamo noi: creature ibride, sospese tra istinto e ragione, incapaci di trovare l’uscita.

Minotaur nel labirinto del potere: la corsa verso gli Oscar 2027

Il Grand Prix di Cannes sarebbe già sufficiente a garantire a questo film un posto nella storia della stagione cinematografica 2026. Ma c’è di più: la Francia ha designato ufficialmente Minotaur – Nel labirinto del potere come proprio candidato per il Miglior Film Internazionale agli Oscar 2027. Si tratta di una mossa che la dice lunga sul peso specifico che l’industria cinematografica francese — e non solo — attribuisce a questa opera.

La candidatura francese non è solo un riconoscimento formale: è una strategia. La Francia è tradizionalmente una delle nazioni più agguerrite nella corsa al Premio Oscar per il film internazionale, e scegliere Minotaur significa puntare su un cavallo su cui si ha piena fiducia. Per Zviagintsev, già due volte vicino alla statuetta, questa potrebbe essere la volta buona. La coproduzione tra Germania, Lettonia e Francia garantisce al film una base europea solida, mentre il riconoscimento di Cannes lo posiziona già come uno dei titoli di riferimento nella discussione pre-Oscar.

Vale la pena ricordare che il percorso verso gli Oscar per i film internazionali è lungo e tortuoso: la candidatura francese è il primo passo, ma la shortlist dell’Academy e poi la nomination ufficiale sono traguardi ancora da conquistare. Tuttavia, con questo curriculum — Grand Prix a Cannes, un autore con due nomination pregresse, una fonte letteraria di assoluto prestigio — le premesse non potrebbero essere migliori.

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La prima italiana alla Festa del Cinema di Roma

Prima di arrivare nelle sale il 29 ottobre 2026, Minotaur – Nel labirinto del potere sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. È un passaggio significativo: la rassegna capitolina, negli ultimi anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nel panorama festivaliero europeo, e ospitare un titolo come questo — già premiato a Cannes, già designato agli Oscar — è una conferma della sua capacità di attrarre opere di primo piano.

Per il pubblico italiano, la premiere romana rappresenta la prima occasione concreta di vedere il film prima dell’uscita generale. Un’anteprima che, considerando la traiettoria del film, sarà certamente uno degli eventi più attesi dell’autunno cinematografico. Chi ha la possibilità di essere a Roma nei giorni della Festa farà bene a segnarsi la data: certi film si vedono meglio quando l’aria attorno è ancora carica di aspettativa.

Perché andare al cinema il 29 ottobre

Con una durata di 135 minuti, Minotaur – Nel labirinto del potere non è un film che strizza l’occhio alla fruizione facile. Zviagintsev non lo ha mai fatto: i suoi lavori richiedono attenzione, disponibilità al silenzio, voglia di stare dentro una storia senza che ti venga spiegato tutto. Ma è proprio questa esigenza che li rende indimenticabili. Leviathan ti restava addosso per giorni; Loveless ti lasciava un senso di freddo che non era solo meteorologico. Minotaur si annuncia nello stesso solco: un cinema che non consola, ma che illumina.

Il fatto che sia liberamente ispirato a Chabrol aggiunge un ulteriore strato di interesse per chi ama il cinema classico europeo: sarà affascinante vedere come Zviagintsev abbia metabolizzato e trasformato quella fonte, cosa abbia mantenuto della struttura chabroliana e cosa invece abbia reinventato secondo la sua sensibilità. Due autori apparentemente lontani — il francese ironico e borghese, il russo severo e metafisico — che si incontrano su un terreno comune: il potere come gabbia invisibile, il tradimento come atto politico oltre che personale.

L’uscita del 29 ottobre non è solo un appuntamento in calendario: è un invito a misurarsi con uno dei cineasti più importanti in attività, nel pieno della sua maturità creativa, con un’opera che ha già dimostrato di avere qualcosa da dire al mondo. Il labirinto è aperto. Vale la pena entrarci.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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