Categorie: B-Side

Ken Russell e The Devils: perché il capolavoro maledetto torna urgente

Ci sono film che il tempo non consuma, anzi: li affila. The Devils di Ken Russell, uscito nel 1971 e immediatamente diventato uno dei titoli più controversi della storia del cinema, è tornato nelle sale nel 2026 nella sua versione restaurata in 4K, e la sensazione è quella di guardare uno specchio che il presente non si aspettava di trovare così nitido. Parlare oggi di the devils Ken Russell non è un esercizio nostalgico: è una necessità critica.

Un film nato sotto il segno della censura

Quando The Devils arrivò nelle sale nel 1971, il mondo del cinema non era preparato. Ken Russell aveva già dimostrato di non avere alcuna intenzione di compiacere il gusto dominante — lo aveva fatto con Women in Love, con The Music Lovers — ma questa volta spinse ogni confine fino a spezzarlo. Il film, ambientato nella Francia del XVII secolo, affrontava i temi del fanatismo religioso, della manipolazione politica e dell’isteria collettiva con un’energia visiva che ancora oggi toglie il fiato.

Il risultato fu immediato e brutale: il film venne pesantemente tagliato prima della sua uscita americana, mutilato in sequenze chiave che Russell aveva concepito come parti inscindibili del suo discorso. Ottenere la classificazione NC-17 — la più restrittiva del sistema di rating statunitense — non fu un caso ma quasi una condanna preventiva. Per decenni, la versione integrale rimase inaccessibile ai più, relegata in un limbo di proiezioni speciali, festival e copie circolanti in qualità mediocre. Il film era lì, ma quasi non si poteva vedere davvero.

The Devils Ken Russell: il ritorno della versione integrale

Il 2026 ha cambiato le carte in tavola. Il director’s cut restaurato in 4K di The Devils è tornato nelle sale, offrendo finalmente al pubblico la possibilità di confrontarsi con la visione completa di Russell. La versione restaurata si basa su un montaggio approvato dallo stesso Russell nel 2004, il che la rende non una ricostruzione postuma ma un atto autoriale preciso, voluto dal regista prima della sua scomparsa nel 2011.

Le proiezioni si sono moltiplicate in ottobre 2026 — tra le sedi coinvolte, la Fondazione Prada ha ospitato una proiezione il 24 ottobre, con il film presentato in inglese e latino con sottotitoli italiani, nella sua durata integrale di 114 minuti. Non è un dettaglio banale: ogni minuto recuperato rispetto alle versioni mutilate è un pezzo di senso restituito all’opera. Russell non faceva cinema decorativo; ogni scena aveva una funzione drammatica, politica, viscerale.

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Russell stesso aveva definito The Devils con parole che non lasciano spazio all’ambiguità: «il mio film più politico — anzi, l’unico». Una dichiarazione che, riletta oggi, suona quasi profetica.

Storia vera, orrore autentico

Uno degli equivoci più resistenti intorno a The Devils è quello di considerarlo un’opera di pura provocazione estetica, uno scandalo costruito a tavolino. Niente di più lontano dalla realtà. Il film è basato su una storia vera di isteria di massa orchestrata politicamente, e Russell lo adattò da due opere letterarie di Aldous Huxley — un punto di partenza che già da solo dice molto sull’ambizione intellettuale del progetto.

La Francia del Seicento che Russell mette in scena non è un semplice sfondo esotico: è un sistema di potere in cui la religione diventa strumento di controllo, in cui l’accusa di stregoneria e possessione demoniaca serve a eliminare chi disturba l’ordine costituito. L’isteria collettiva non nasce dal basso, non è spontanea: viene indotta, alimentata, gestita da chi ha tutto l’interesse a che il panico prenda il sopravvento sulla ragione. Russell lo mostra con una chiarezza che fa quasi male.

Oliver Reed e Vanessa Redgrave — i due protagonisti — portano sullo schermo questa tensione con un’intensità che il tempo non ha scalfito. Reed costruisce un personaggio che è insieme carismatico e tragico, mentre Redgrave offre una delle performance più coraggiose della sua carriera, capace di abitare la contraddizione senza risolverla mai in modo comodo.

Perché il film parla al nostro presente

Sarebbe facile, e un po’ pigro, limitarsi a dire che The Devils è «attuale». La vera domanda è: in che modo lo è, e perché proprio adesso quella attualità si fa così urgente?

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Il meccanismo che Russell mette a nudo — la fabbricazione del nemico, l’uso del terrore religioso o ideologico come leva politica, la trasformazione dell’individuo in capro espiatorio di una comunità spaventata — non appartiene solo al Seicento francese. È un meccanismo che si ripete con inquietante regolarità ogni volta che una società attraversa una crisi di identità o di potere. Il panico morale, l’isteria collettiva, la caccia alle streghe in senso letterale o metaforico: Russell aveva capito che questi fenomeni non sono aberrazioni storiche ma possibilità sempre latenti.

Quello che rende il film ancora più disturbante, visto nel 2026, è la lucidità con cui descrive il ruolo dei media dell’epoca — i predicatori, le autorità religiose, i funzionari di corte — nel costruire e amplificare la narrativa dell’orrore. Cambiate i nomi degli strumenti, e il meccanismo rimane identico. Russell non fa didattica: fa cinema, e proprio per questo il messaggio arriva sotto la pelle invece che alla testa.

Rivalutazione critica: oltre il sensazionalismo

Per troppo tempo la conversazione critica intorno a The Devils si è impantanata nella questione dello scandalo: quanto è spinto, quanto è blasfemo, quanto è sopportabile. È una trappola in cui il film stesso non vuole cadere, e in cui la critica seria non dovrebbe farlo.

Il restauro in 4K offre l’occasione per rimettere a fuoco quello che davvero conta: la costruzione formale straordinaria di Russell, la sua capacità di usare lo spazio scenografico come estensione psicologica dei personaggi, il montaggio che non concede respiro ma non è mai caotico. The Devils è un’opera di un regista al massimo delle sue possibilità espressive, che usa la trasgressione non come fine ma come mezzo — come l’unico linguaggio adeguato a dire cose che il cinema convenzionale non avrebbe potuto dire.

Le recensioni che hanno accompagnato la riedizione del 2026 — da testate come The Guardian e WBUR — hanno finalmente spostato l’asse del dibattito in questa direzione, riconoscendo a Russell il posto che merita nella storia del cinema britannico e internazionale. Non come autore maledetto da tenere a distanza di sicurezza, ma come uno dei registi più politicamente consapevoli della sua generazione, capace di trasformare l’eccesso visivo in argomento critico.

Vedere The Devils nella versione restaurata oggi significa fare i conti con un’opera che non ha mai smesso di essere scomoda, e che probabilmente non smetterà mai di esserlo — non perché voglia provocare per il gusto di farlo, ma perché la realtà che descrive continua, ostinata, a ripresentarsi. E il cinema, quando è grande davvero, lo sa sempre in anticipo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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