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Klara e il Sole: Taika Waititi porta sullo schermo il capolavoro di Ishiguro

C’è qualcosa di quasi paradossale nell’idea di affidare a Taika Waititi — il regista che ha trasformato Thor in una commedia surreale e ha fatto ridere il mondo con Jojo Rabbit — l’adattamento di uno dei romanzi più malinconici e filosofici di Kazuo Ishiguro. Eppure, il film Klara e il Sole, uscito il 20 ottobre 2026, esiste davvero, è nelle sale, e sta già facendo discutere parecchio. Mettetevi comodi, perché questa è una storia che vale la pena raccontare per bene.

Dal romanzo allo schermo: cosa racconta Klara e il Sole

Prima di parlare del film, è giusto ricordare da dove viene. Klara and the Sun, pubblicato da Ishiguro nel 2021, è uno di quei romanzi che ti entra sotto pelle con una lentezza quasi calcolata. La protagonista è Klara, un’Artificial Friend — un robot compagno progettato per bambini e adolescenti — che osserva il mondo con una curiosità disarmante e una sensibilità che mette a disagio proprio perché è troppo umana. Ishiguro, premio Nobel per la letteratura nel 2017, ha costruito con questo libro una riflessione potente sull’intelligenza artificiale, sull’amore, sul sacrificio e su cosa significhi essere davvero vivi.

Il romanzo si muove su un registro quieto, quasi ipnotico, lontanissimo dai toni fracassoni del cinema di genere. Adattarlo non è mai stato un compito semplice, e la scelta di Waititi come regista ha sorpreso molti fin dall’annuncio. Ma il cinema, si sa, vive di scommesse improbabili che a volte diventano capolavori.

Taika Waititi e la sfida della sceneggiatura

Quello che rende questo progetto ancora più interessante è che Waititi non si è limitato a dirigere: ha scritto la sceneggiatura insieme a Dahvi Waller, già nota per il suo lavoro su serie di qualità come Mad Men. Una coppia creativa insolita, che suggerisce un tentativo preciso di bilanciare la voce letteraria di Ishiguro con qualcosa di più cinematograficamente accessibile.

Waititi porta sempre con sé una cifra stilistica riconoscibile: l’ironia come strumento di sopravvivenza emotiva, la capacità di trattare temi pesanti — la morte, l’identità, la perdita — senza schiacciare lo spettatore. In Jojo Rabbit ha messo in scena il nazismo attraverso gli occhi di un bambino con un Hitler immaginario come amico del cuore. In Klara e il Sole, la sfida è opposta: prendere una voce narrante artificiale e renderla profondamente, dolorosamente empatica.

→ Leggi anche: Klara e il sole arriva al cinema il 22 ottobre 2026

La scelta di Jenna Ortega come protagonista è uno degli elementi più discussi del film. Ortega, esplosa a livello globale con la serie Wednesday su Netflix e già protagonista di Scream e X, porta con sé una capacità rara di trasmettere emozioni trattenute, di dire molto con pochissimo. È esattamente il tipo di recitazione che Klara richiede: una presenza che deve sembrare umana senza mai smettere di essere qualcos’altro.

Un film in programma alla Festa, fuori concorso

Il film Klara e il Sole è stato inserito nel programma della Festa del Cinema, non in concorso ma come titolo di rilievo nella selezione. Una collocazione che dice molto: non è un’opera che punta ai premi con la spavalderia di chi si candida apertamente, ma è abbastanza importante da non poter essere ignorata nel panorama cinematografico autunnale.

Presentare il film in un contesto festivaliero italiano ha senso su più livelli. Ishiguro è uno scrittore che in Europa ha un seguito enorme, e l’Italia non fa eccezione. Il romanzo Klara e il Sole ha venduto bene anche da noi, e la curiosità attorno all’adattamento è genuina. Portarlo alla Festa significa dargli una vetrina di qualità, lontana dal rumore del box office puro, in un contesto dove il cinema d’autore respira meglio.

La scelta di non competere è altrettanto significativa. Waititi sembra consapevole che il suo film gioca su un campo diverso rispetto ai titoli da palmarès tradizionali: è un’opera che vuole parlare, emozionare, forse dividere — ma non necessariamente vincere premi.

Il linguaggio visivo di Waititi applicato a Ishiguro

Una delle domande più legittime che ci si può porre davanti a questo progetto è: come traduce Waititi in immagini la prosa di Ishiguro? Il romanzo è scritto in prima persona da Klara, e la sua visione del mondo è letteralmente diversa dalla nostra — lei percepisce la luce solare come una fonte quasi sacra di energia e speranza, e questa relazione con il sole struttura tutta la narrativa.

Sul piano visivo, questo offre possibilità straordinarie. La fotografia, il modo in cui la luce entra nelle inquadrature, il contrasto tra gli spazi interni — chiusi, controllati, artificiali — e il mondo esterno può diventare un linguaggio cinematografico potentissimo. Waititi ha dimostrato in passato di saper lavorare con direttori della fotografia di alto livello, e Klara e il Sole sembra costruito attorno a una palette visiva precisa e meditata.

→ Leggi anche: Susanna Nicchiarelli porta Giorni felici dal fumetto allo schermo: il graphic novel in concorso a Roma

C’è poi la questione del tono. Il romanzo di Ishiguro non è mai cupo nel senso tradizionale: è malinconico, che è una cosa diversa e più sottile. Waititi deve trovare il modo di non tradire quella malinconia con le sue tendenze naturali verso il brio e l’umorismo, ma allo stesso tempo non può — e probabilmente non vuole — spegnere completamente la sua voce autoriale. Il risultato è un equilibrio che, a giudicare dalle prime reazioni, non convince tutti allo stesso modo.

Jenna Ortega e il peso di interpretare un’intelligenza artificiale

Vale la pena soffermarsi ancora su Jenna Ortega, perché la sua presenza nel ruolo di Klara è forse la scommessa più alta dell’intero progetto. Interpretare un essere artificiale che osserva gli esseri umani con tenerezza e perplessità richiede una disciplina recitativa non comune. Non si tratta di fare la “robot” nel senso stereotipato del termine — movimenti meccanici, voce piatta — ma di costruire qualcosa di molto più sfumato: una coscienza che apprende, che si meraviglia, che soffre senza avere il vocabolario emotivo per nominare quella sofferenza.

Ortega ha già dimostrato di saper gestire personaggi che vivono ai margini dell’umano — Wednesday Addams è, a modo suo, un’outsider che osserva il mondo con distacco e acume. Klara richiede qualcosa di simile, ma con una temperatura emotiva completamente diversa: non fredda e tagliente, ma calda e disorientata. È una distinzione sottile e decisiva.

Per approfondire il romanzo originale da cui nasce tutto, la pagina Wikipedia dedicata al film offre un buon punto di partenza con riferimenti alla fonte letteraria e alle principali informazioni sulla produzione.

Perché questo film conta, al di là delle polemiche

Il film Klara e il Sole arriva in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale ha smesso di essere fantascienza per diventare cronaca quotidiana. Ishiguro aveva scritto il romanzo con una lungimiranza che oggi appare quasi profetica, e portarlo al cinema nel 2026 significa inevitabilmente fare i conti con un contesto culturale che il libro aveva anticipato.

Waititi non è il regista che ci si aspettava per questo progetto, e forse è proprio per questo che vale la pena vederlo. Il cinema migliore nasce spesso dall’incontro improbabile tra una storia e qualcuno che non avrebbe dovuto raccontarla — e che invece lo fa con una prospettiva che nessun altro avrebbe avuto. Che l’operazione riesca pienamente o meno, Klara e il Sole è uno di quei film di cui si parlerà ancora a lungo: troppo ambizioso per essere ignorato, troppo personale per lasciare indifferenti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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