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Marilyn Monroe a cento anni: il Torino Film Festival celebra l’icona con una retrospettiva imperdibile

Il Torino Film Festival celebra Marilyn Monroe nel centenario della nascita con una retrospettivaIl Torino Film Festival 2026 celebra Marilyn Monroe nel centenario della nascita con una retrospettiva di 24 film dal 24 novembre al 2 dicembre.

Mancano poche settimane all’apertura e già si respira un’attesa fuori dal comune: il Torino Film Festival 2026 si appresta a essere una delle edizioni più emozionanti e simbolicamente dense della sua storia, con un omaggio totale a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita. Un anniversario che cade in un momento in cui il cinema — e la cultura tutta — sente ancora il bisogno di fare i conti con una delle figure più fraintese e al tempo stesso più studiate del Novecento. Mettetevi comodi: dal 24 novembre al 2 dicembre 2026, Torino diventa il palcoscenico ideale per riscoprire un’icona che non ha mai smesso di parlare.

La 44ª edizione: un festival che si dedica anima e corpo a Monroe

La 44ª edizione del Torino Film Festival porta la firma di Giulio Base, al suo terzo mandato come direttore artistico, e fin dalla scelta del tema si capisce che non si tratta di un omaggio celebrativo di facciata. Dedicare un’intera edizione del festival a Marilyn Monroe — nata nel 1926 e scomparsa nel 1962 a soli 36 anni — significa prendere una posizione netta: quella di guardare oltre l’icona pop, oltre il mito costruito dalla macchina hollywoodiana, e restituire alla donna e all’attrice la complessità che merita.

Il programma generale è già di per sé imponente: 120 film selezionati da un bacino di oltre 5.000 candidature, un numero che racconta quanto il festival sia diventato un punto di riferimento internazionale per il cinema d’autore e non solo. Ma è la retrospettiva monroiana il cuore pulsante di questa edizione, il fil rouge che attraversa le giornate al cinema come una colonna sonora inattesa e necessaria.

Una retrospettiva di 24 film: il talento oltre il mito

Il programma dedicato a Monroe è costruito con rigore e passione: 24 film compongono la retrospettiva, un percorso che permette agli spettatori — cinefili navigati o semplici curiosi — di attraversare l’intera carriera di un’attrice che ha saputo tenere testa a registi del calibro di Billy Wilder e John Huston, spesso in condizioni di lavoro tutt’altro che semplici.

Tra i titoli in programma spicca il documentario Love, Marilyn, diretto da Liz Garbus, che resta uno dei ritratti più intimi e sfaccettati mai realizzati sull’attrice. Garbus aveva costruito il film attorno a lettere, diari e appunti inediti, lasciando parlare Monroe con la sua stessa voce — o meglio, con le sue stesse parole. Rivederlo in sala, in un contesto festivaliero così carico di significato, è un’esperienza che promette di essere tutt’altro che nostalgica: è un atto critico, quasi militante.

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L’idea di fondo che guida la selezione è quella di presentare Monroe non come un’immagine bidimensionale — la bionda, la sex symbol, il simbolo — ma come una professionista del cinema che ha saputo abitare i personaggi con una densità emotiva rara. Un’attrice che ha studiato con metodo, che ha fondato la sua stessa casa di produzione, che ha scelto i suoi ruoli con una consapevolezza che il racconto popolare ha sistematicamente sottovalutato.

Gli omaggi: da John Travolta a Isabelle Huppert, passando per Pamela Anderson

Il Torino Film Festival 2026 non si esaurisce nel tributo a Monroe. Come da tradizione, l’edizione riserva spazio agli omaggi a personalità del cinema contemporaneo che hanno segnato — o stanno segnando — la storia della settima arte. Quest’anno i riflettori si accendono su tre nomi di peso assoluto e, per certi versi, sorprendentemente diversi tra loro.

John Travolta porta con sé decenni di cinema popolare e culto, da Saturday Night Fever a Pulp Fiction, una carriera fatta di cadute e resurrezioni che lo rende un soggetto narrativo quasi cinematografico in sé. Isabelle Huppert, invece, rappresenta il versante europeo del grande cinema d’autore: attrice di una precisione chirurgica, capace di abitare personaggi scomodi con una lucidità che pochissimi possono vantare. E poi c’è Pamela Anderson, il cui ritorno sulla scena — dopo anni di reinterpretazione pubblica della propria immagine — ha trovato nel cinema una seconda giovinezza inaspettata e affascinante.

Tre percorsi diversissimi, accomunati dalla capacità di attraversare epoche e generi senza perdere una propria identità riconoscibile. Il festival li celebra con la stessa attenzione critica che riserva alla retrospettiva monroiana: non come star da venerare, ma come autori del proprio percorso artistico.

Torino, novembre: perché questo festival conta davvero

C’è qualcosa di particolare nel collocare un festival di cinema a Torino, in novembre. La città sabauda ha una relazione antica e profonda con il cinema — non dimentichiamo che qui nacquero alcuni dei primissimi studi cinematografici italiani, a inizio Novecento — e il grigio autunnale delle sue strade sembra fatto apposta per accompagnare proiezioni serali e discussioni notturne tra cinefili.

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Il Torino Film Festival, in questo senso, ha sempre avuto una vocazione precisa: non inseguire Cannes o Venezia sul terreno del glamour, ma costruire un’identità propria, fatta di scoperte, di cinema di ricerca, di retrospettive che riaprono capitoli che sembravano chiusi. La scelta di dedicare la 44ª edizione a Monroe è perfettamente coerente con questa filosofia: non si celebra la star, si indaga l’artista.

Con Giulio Base alla direzione artistica per la terza volta consecutiva, il festival mostra una continuità di visione che sta dando frutti concreti, come dimostra il numero straordinario di candidature ricevute — oltre 5.000 film da tutto il mondo per 120 posti in programma. Un rapporto di selezione che racconta quanto il festival sia diventato ambito e rispettato a livello internazionale.

Chi vuole seguire il programma completo e acquistare i biglietti può consultare il sito ufficiale del Torino Film Festival, dove sono disponibili tutte le informazioni sulle sezioni, le proiezioni e gli eventi speciali.

Cento anni dopo: perché Monroe parla ancora al cinema di oggi

Celebrare il centenario della nascita di Marilyn Monroe nel 2026 non è un esercizio nostalgico. È, semmai, un modo per fare i conti con un’eredità che il cinema e la cultura popolare continuano a elaborare, spesso in modo contraddittorio. Monroe è stata al tempo stesso vittima e protagonista di un sistema che la usava e la ammirava, la esponeva e la consumava.

Guardare oggi i suoi film — e farlo in una sala cinematografica, in un contesto critico come quello del festival — significa interrogarsi su come il cinema costruisce e distrugge le proprie icone, su cosa significa essere donna in un industria dominata da logiche di potere, su come un talento autentico possa sopravvivere — e a volte soccombere — alla pressione del mito.

Monroe morì nel 1962, a 36 anni, lasciando incompiuto un lavoro su cui aveva scommesso molto. Ma la sua filmografia, riletta oggi con gli strumenti critici che abbiamo a disposizione, rivela una profondità che il Torino Film Festival 2026 ha il merito di voler portare in primo piano, senza filtri e senza reverenza mal riposta. Un invito a guardare — davvero guardare — e a lasciarsi sorprendere.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.