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#Review – “L’Uomo con i Pugni di Ferro” avrà i piedi di balsa?

Arriva al cinema dal 9 maggio “L’Uomo con i Pugni di Ferro” scritto e diretto da RZA, un film presentato da Quentin Tarantino, coprodotto da Eli Roth e distribuito dalla Universal Pictures. Grossi nomi, ma c’è anche un grosso cast: RZA (rapper frontman del Wu-Tang), Russel Crowe, Lucy Liu, Rick Yune e l’ex wrestler David Bautista giusto per citare i nomi più noti, senza dimenticare la sfilza di esperti in arti marziali che per tutto il film compiono una serie infinita di acrobazie. Le premesse per un pop-corn movie interessante ci sono tutte.

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RZA, da sempre cultore dei film di kung-fu, sceglie di omaggiare il genere in modo molto personale, con riferimenti anche al western e alla blaxploitation. All’esordio assoluto in una regia cinematografica, ma supportato dagli amici Roth e Tarantino, ritaglia per se un ruolo da co-protagonista nella Cina del tardo Impero: mentre vari clan si azzuffano per conquistare l’oro rubato all’Imperatore, RZA è un fabbro di colore, misteriosamente emigrato in Cina, il quale fabbrica le armi per tutti loro. Il lavoro non manca, anzi Il Fabbro fatica senza sosta per soddisfare le richieste dei clan sempre più violenti. Deve raccogliere più denaro possibile, per liberare la sua “bella“: vuole comprare la libertà di una prostituta del locale bordello, a lui affezionata. Purtroppo l’avidità degli uomini provocherà morte e sofferenze, e le dispute si risolveranno tutte in coreografici scontri all’ultimo sangue – e di sangue ne scorre davvero parecchio nel film.

Che RZA sia esordiente dietro la macchina da presa è evidente quasi in ogni inquadratura, così come in ogni situazione della sceneggiatura: la voce fuori campo è preponderante in molte parti del film, quando forse dei dialoghi e delle scene meglio congeniate sarebbero preferibili, mentre il taglio di certe immagini non sembra sempre focalizzato sul giusto soggetto. RZA costruisce un fumetto, ma scorda che qui siamo al cinema. Pur tuttavia c’è da essere indulgenti col protagonista e sceneggiatore del film: il soggetto originale era per un’opera in due film, mentre le scelte produttive hanno ripiegato su un’unica pellicola. La sensazione di avere troppa carne al fuoco cotta sbrigativamente è probabilmente figlia di questo intoppo pratico dovuto al “taglia & cuci“.

Una volta dimenticate le beghe produttive del film, e superato il cosiddetto “primo tempo” che avanza un pò lentamente e a scossoni, resta un gran climax finale che appagherà i fan del genere “tarantiniano”, pur essendo qui lontani dagli apici del “maestro”. Con delle scene molto dinamiche, nelle quali gli artisti marziali mettono in mostra le loro capacità, hanno modo di farsi vedere anche i vari protagonisti: RZA diventa il classico buono che non bisogna far incazzare; Russel Crowe interpreta a puntino – con una quantità di chili in più addosso non prevista – un viscido inglese occasionalmente tra le fila dei buoni; mentre Rick Yune riesce a farsi notate meglio con le arti marziali cinesi che come cattivo stereotipato di “Attacco Al Potere”. Ma la vera sorpresa è David Bautista, noto agli appassionati di wrestling di tutto il mondo: per essere agli esordi sul set, ha sicuramente la giusta “faccia da schiaffi” per il genere action. Ci divertirebbe davvero parecchio rivedere Bautista presto in qualche altra pellicola. Nei circa 90 minuti di film non manca poi anche un cameo per la leggenda vivente Pam Grier.

“L’Uomo con i Pugni di Ferro” ha molte buone idee, ma messe in pratica con una certa imperizia, come parecchie opere prime. Il film comunque ha delle scene action abbastanza interessanti: se non provate a prenderlo sul serio, vi strapperà un paio di sorrisi.

“L’Uomo con i Pugni di Ferro” di RZA
La Recensione di VelvetCinema: Luce Gialla

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