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Categorie: Recensioni

Storia di una ladra di libri: l’Olocausto e la forza di una passione

E’ tratto dal bestseller di Markus Zusak (nove milioni di copie vendute in tutto il mondo), è diretto da Brian Percival (Downton Abbey) e arriva in Italia giovedì 27 marzo distribuito in 400 copie da 20th Century Fox: stiamo parlando di Storia di una ladra di libri, film che mira a “far comprendere alle ultime generazioni cos’è veramente successo nel periodo dell’Olocausto“, come ha spiegato lo stesso regista.

La vicenda è raccontata dall’Angelo della morte e comincia nella Germania nazista del 1938: la piccola Liesel (Sophie Nelisse) ha undici anni ed è costretta a lasciare la madre per essere data in affidamento insieme al fratellino, che purtroppo muore durante il viaggio. La madre adottiva (Emily Watson) è rigida e fredda, il padre (Geoffrey Rush) si mostra invece più comprensivo e affettuoso e le insegna a leggere. Proprio grazie a lui, Liesel scopre in sé una sconfinata passione per i libri. La guerra si fa sempre più cattiva e la bambina deve confrontarsi da vicino con il dramma dell’Olocausto nel momento in cui i genitori decidono di accogliere e nascondere in casa Max, un giovane ebreo in fuga. Che condivide con Liesel lo stesso amore per la lettura.

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI, IL TRAILER ITALIANO: GUARDA

Storia di una ladra di libri, dunque, ha come obiettivo principale la diffusione della conoscenza. Conoscenza di ciò che è avvenuto in uno dei periodi più tragici della storia dell’umanità. Ma il racconto non è affatto didascalico e monotono, perché Percival ha mirato al cuore dello spettatore e raggiunto il suo obiettivo. La pellicola scorre accendendo curiosità ed emozione, la canadese Nelisse (scelta fra oltre mille attrici delle più svariate nazionalità) è perfetta nel suo ruolo e trasuda intensità da ogni poro: “la difficoltà maggiore – ha spiegato lei stessa – è stata cercare di capire cosa abbia provato Liesel a vivere in quel periodo. Ho letto molto, ho parlato con un sopravvissuto all’Olocausto, ma mi ha aiutato tanto anche girare a Berlino, e guardare film come Il pianista, La vita è bella, Schindler’s List, The reader e Il bambino con il pigiama a righe. Ho cercato di pensare a come avrei reagito io, a come avrei agito se fossi stata Liesel“.

Gli ambienti e le atmosfere sono ricostruiti con abilità e precisione, i costumi sembrano avere addosso l’odore di quei tempi, tutto il cast merita la promozione piena: un film da vedere, soprattutto se si ha sete di sapere…

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