Quattro giorni di cinema, ospiti, dibattiti e proiezioni sul lago. Il Lecco Film Fest ha chiuso la sua settima edizione con numeri che parlano chiaro: oltre 7.000 presenze totali tra il 2 e il 5 luglio 2026, 29 eventi, 17 proiezioni e 40 ospiti tra registi, attori e giornalisti. Una manifestazione nata quasi come una scommessa — come ricorda lo stesso profilo Facebook del festival — e diventata oggi un appuntamento fisso nel calendario culturale lombardo, capace di mescolare rigore critico, vocazione formativa e il fascino di una città affacciata sul lago di Como che sa fare da scenografia naturale al grande cinema.
Promosso da Confindustria Lecco e Sondrio e organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, il Lecco Film Fest si conferma un caso quasi unico nel panorama dei festival italiani di medie dimensioni: un evento che non nasce da una tradizione secolare né da finanziamenti pubblici imponenti, ma da una visione precisa del cinema come strumento di dialogo tra il mondo delle imprese, la cultura e la comunità locale. E i numeri di questa settima edizione dimostrano che quella visione funziona.
Ogni edizione del Lecco Film Fest si costruisce attorno a un tema portante, capace di dare coerenza al programma e di stimolare riflessioni che vanno oltre il semplice intrattenimento. Per il 2026 la scelta è caduta su ‘Con tutte le sue creature’, un titolo che richiama direttamente la figura di San Francesco d’Assisi in occasione dell’ottavo centenario dalla sua morte. Un anniversario che ha attraversato l’anno in molte forme — mostre, convegni, pubblicazioni — ma che al Lecco Film Fest ha trovato una declinazione originale: quella cinematografica.
Il cinema, del resto, ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la natura, con il senso del sacro, con la domanda di senso che l’uomo rivolge al mondo che lo circonda. Scegliere di declinare il centenario francescano attraverso le immagini in movimento significa interrogarsi su come il grande schermo abbia raccontato — e continui a raccontare — il rapporto tra l’essere umano e le altre creature, tra la spiritualità e la materia, tra la povertà come scelta e la ricchezza come condizione. Un filo rosso che ha attraversato proiezioni, incontri e percorsi formativi, dando al festival una profondità tematica che va ben oltre la semplice programmazione di titoli.
Il tema ha anche permesso di costruire un dialogo con il territorio: Lecco, città di confine tra la pianura lombarda e le Prealpi, è un luogo dove la natura è presenza quotidiana, non sfondo decorativo. Portare San Francesco in questo contesto, attraverso il linguaggio del cinema, ha significato invitare il pubblico a uno sguardo diverso sul paesaggio che lo circonda — e su se stesso.
La struttura del Lecco Film Fest è pensata per essere densa ma non dispersiva. In quattro giorni — dal 2 al 5 luglio 2026 — il festival ha offerto 29 eventi complessivi, articolati in 17 proiezioni cinematografiche e integrati da 3 percorsi formativi dedicati a chi vuole approfondire il rapporto tra cinema, cultura e impresa. Un’offerta che non si rivolge solo al cinefilo consumato, ma anche agli studenti, ai professionisti, a chi si avvicina al grande schermo con curiosità e voglia di capire.
I percorsi formativi sono uno degli elementi più caratteristici del festival lecchese: in un panorama in cui molte manifestazioni si limitano alla programmazione di film e agli incontri con gli ospiti, il Lecco Film Fest ha scelto di investire anche sulla dimensione educativa, costruendo momenti strutturati di riflessione e apprendimento. Un approccio coerente con la natura del soggetto promotore — Confindustria Lecco e Sondrio — che vede nel cinema non solo un’arte ma anche un veicolo di formazione e di crescita culturale per le comunità.
Le 17 proiezioni hanno scandito il ritmo delle quattro giornate, alternando titoli di diversa provenienza e sensibilità, tutti capaci di dialogare con il tema centrale dell’edizione. Il cinema come specchio delle creature — umane e non — è stato il denominatore comune di una selezione curata con attenzione, pensata per sorprendere ma anche per stimolare la riflessione.
Uno dei punti di forza del Lecco Film Fest è sempre stata la capacità di portare in città ospiti di primo piano senza trasformare il festival in un red carpet fine a se stesso. Gli incontri con i protagonisti del cinema italiano e internazionale sono pensati come momenti di dialogo autentico, non come semplici passerelle promozionali.
Tra i 40 ospiti e giornalisti presenti in questa settima edizione, spiccano due nomi del cinema italiano contemporaneo: Alba Rohrwacher e Giorgio Pasotti. La Rohrwacher è una delle attrici più apprezzate e versatili del panorama italiano, capace di muoversi con uguale disinvoltura tra il cinema d’autore e le produzioni più accessibili, tra il grande schermo e la serialità. La sua presenza a Lecco ha rappresentato uno dei momenti più attesi dell’edizione, un’occasione per parlare di cinema con una protagonista che il cinema lo vive dall’interno con una consapevolezza rara.
Giorgio Pasotti, attore lombardo con una carriera lunga e variegata, è invece un volto familiare al pubblico italiano, capace di incarnare personaggi complessi con una naturalezza che lo ha reso uno dei caratteristi più affidabili del nostro cinema. La sua partecipazione al festival ha avuto anche un sapore di appartenenza territoriale: Pasotti è lombardo, e portare a Lecco un attore che conosce e ama il Nord Italia ha significato rafforzare quel legame tra il festival e il suo territorio che è uno dei valori fondanti della manifestazione.
La presenza di questi ospiti — insieme a registi, critici e giornalisti — ha contribuito a fare del Lecco Film Fest un luogo di incontro reale tra il pubblico e i professionisti del cinema, in un formato che favorisce la conversazione e la scoperta reciproca. Non grandi palchi con migliaia di persone, ma spazi a misura d’uomo dove il dialogo è possibile e autentico.
Il momento più atteso e significativo della settima edizione è stato senza dubbio il tributo a Stéphane Brizé, il regista francese che ha chiuso il festival. Brizé è uno dei cineasti europei più importanti degli ultimi vent’anni, autore di un cinema rigoroso e commovente che ha messo al centro la condizione operaia, la precarietà del lavoro, la dignità degli ultimi.
Il suo nome è legato in modo indissolubile a una trilogia informale dedicata al mondo del lavoro che ha avuto come protagonista l’attore Vincent Lindon: La legge del mercato (2015), In guerra (2018) e Un altro mondo (2021). Tre film che hanno raccontato con spietata lucidità le contraddizioni del capitalismo contemporaneo, il peso delle ristrutturazioni aziendali sulle vite dei lavoratori, la solitudine di chi si trova a fare scelte impossibili in sistemi che non lasciano spazio alla pietà. Un cinema scomodo, necessario, che non cerca la consolazione facile ma che non rinuncia mai all’umanità dei suoi personaggi.
Omaggiare Brizé al Lecco Film Fest — un festival promosso dal mondo delle imprese — non è una scelta banale. È anzi una scelta coraggiosa e intellettualmente onesta: riconoscere che il cinema può e deve interrogare anche chi lo finanzia, che la cultura non è ornamento ma strumento critico. E che un festival che si occupa del rapporto tra impresa e cinema non può ignorare uno dei registi che quel rapporto lo ha esplorato con maggiore profondità e franchezza. La presenza di Brizé a Lecco ha dato all’edizione 2026 una dimensione europea e una coerenza tematica che va ben oltre il tema ufficiale di San Francesco: perché parlare di creature, di dignità, di cura dell’altro significa anche parlare di lavoro, di giustizia, di come trattiamo chi è più vulnerabile.
Tra i momenti più significativi del festival, la consegna del Premio Lucia — un riconoscimento che il Lecco Film Fest dedica al talento femminile nel cinema. In questa settima edizione, il primo Premio Lucia dell’edizione è stato assegnato a Olivia Musini, come documentato dalla pagina Instagram ufficiale del festival.
Il Premio Lucia è uno degli elementi che distinguono il Lecco Film Fest da molte altre manifestazioni analoghe: in un settore dove la parità di genere è ancora un obiettivo lontano dall’essere pienamente raggiunto, scegliere di dedicare un riconoscimento specifico alle donne del cinema significa fare una scelta di campo chiara e coerente. Non come gesto simbolico, ma come affermazione di un valore che il festival intende promuovere con continuità.
La cerimonia di premiazione è stata uno dei momenti più partecipati dell’edizione, a testimonianza di quanto il pubblico lecchese abbia ormai fatto propri i valori e l’identità del festival. Sette anni di lavoro costruito con coerenza hanno prodotto un pubblico fedele e consapevole, capace di riconoscere e apprezzare le scelte curatoriali della manifestazione.
Il Lecco Film Fest è sostenuto da Enel Group come main partner, un dettaglio che dice molto sul modello di festival che Confindustria Lecco e Sondrio e la Fondazione Ente dello Spettacolo hanno costruito in sette anni. Portare una grande azienda energetica a finanziare un festival cinematografico non è automatico: richiede una visione condivisa, la capacità di dimostrare che il cinema è un investimento culturale con ricadute reali sul territorio e sulla comunità.
Il modello del Lecco Film Fest — impresa che investe in cultura, cultura che dialoga con l’impresa senza perdere la propria autonomia critica — è uno dei più interessanti nel panorama dei festival italiani di medie dimensioni. Non è il festival di una città che cerca visibilità turistica a tutti i costi, né è una manifestazione autoreferenziale che parla solo agli addetti ai lavori. È qualcosa di più raro: un festival radicato nel territorio, capace di portare ospiti e titoli di livello nazionale e internazionale, e di farlo con una coerenza tematica che dà senso all’insieme.
Per chi volesse approfondire la storia e i valori del festival, il sito ufficiale leccofilmfest.it offre un archivio completo delle edizioni passate e aggiornamenti in tempo reale sulle prossime iniziative. Per una lettura critica del cinema di Stéphane Brizé e del suo impatto sul cinema europeo contemporaneo, il portale Cinematografo.it — storica testata della Fondazione Ente dello Spettacolo — offre analisi approfondite e aggiornate.
Il dato più significativo di questa settima edizione non è forse il numero degli ospiti o la qualità del programma — pure eccellenti — ma quello delle presenze: oltre 7.000 persone in quattro giorni in una città come Lecco. Significa che il festival non è un evento per pochi eletti, non è una manifestazione che vive di pubblico importato, ma è una festa del cinema che la città ha fatto propria, anno dopo anno, edizione dopo edizione.
Costruire questo tipo di radicamento richiede tempo, coerenza e rispetto per il pubblico. Il Lecco Film Fest ci ha impiegato sette edizioni, e il risultato è visibile: una comunità di spettatori che torna, che porta amici e familiari, che discute i film nei bar e nelle piazze dopo le proiezioni. Il cinema come fatto collettivo, come esperienza condivisa — esattamente quello che il grande schermo sa fare meglio di qualsiasi altro mezzo quando le condizioni sono quelle giuste.
La settima edizione del Lecco Film Fest si chiude dunque con un bilancio più che positivo, e con la certezza che la scommessa fatta sette anni fa — quella di portare il cinema di qualità in una città di provincia lombarda, con un modello originale di partnership tra impresa e cultura — ha prodotto qualcosa di duraturo e prezioso. L’appuntamento è già all’ottava edizione: con la stessa curiosità, lo stesso rigore e quella voglia di cinema che, evidentemente, a Lecco non manca mai.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
Greta Scarano e Nicolas Maupas condurranno apertura e chiusura del Venezia 83 festival cinema il…
Black Doves con Keira Knightley e Ben Whishaw è diventato uno dei grandi successi dello…
The Odyssey di Christopher Nolan con Matt Damon ha superato 600mila dislike su YouTube. Analizziamo…
La serie sequel del capolavoro di Ridley Scott arriva su Prime Video con Michelle Yeoh…
George Clooney riceve il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra di Venezia 2026. Un riconoscimento…
No tengo miedo arriva su Netflix l'8 luglio 2026. Il remake messicano del romanzo di…