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Locarno 79: la selezione ufficiale con Dario Albertini in Piazza Grande e i film in concorso

Locarno 79: la selezione ufficiale con Dario Albertini in Piazza Grande e i film in concorso

Locarno 79, selezione ufficiale: quattro italiani da tenere d’occhio

Mettetevi comodi, perché il Festival di Locarno si prepara a tornare con una delle edizioni più attese degli ultimi anni. Dal 5 al 15 agosto 2026, la Piazza Grande e le sale del Palazzo del Cinema di Locarno si riempiono di cinema internazionale di prima qualità, e la Locarno 79 selezione ufficiale ha già fatto parlare di sé nel momento stesso in cui è stata svelata, a luglio 2026. Il motivo? Quattro titoli italiani in posizioni di assoluto rilievo, firmati da registi che il cinema italiano lo conoscono bene e che, ciascuno a modo suo, continuano a spingerlo in direzioni interessanti. Parliamo di Dario Albertini con Armony in Piazza Grande, di Salvatore Mereu con Alberi erranti e Giovanni Tortorici con Ketticé entrambi in concorso, più il documentario di Fabio Lovino su Marco Bellocchio fuori concorso. Un poker che vale la pena giocare fino in fondo.

I numeri di una selezione che impressiona

Prima di entrare nel vivo dei singoli titoli, vale la pena fermarsi un momento sui numeri complessivi, perché raccontano molto dello stato di salute del festival e del cinema mondiale in questo momento storico. La Locarno 79 selezione ufficiale conta 233 film, di cui ben 103 sono anteprime mondiali. Questo significa che più della metà dei titoli selezionati approda a Locarno prima di qualsiasi altro palcoscenico internazionale: una responsabilità enorme per il festival svizzero, e al tempo stesso una conferma del suo ruolo come radar privilegiato per il cinema d’autore globale.

Per arrivare a questi 233 titoli, il comitato di selezione ha visionato 7.759 candidature. Quasi ottomila film proposti da registi, produttori e distribuitori di tutto il mondo, a dimostrazione che Locarno non è semplicemente un festival di nicchia per addetti ai lavori, ma un punto di riferimento che attrae proposte da ogni latitudine. Filtrare una mole simile di materiale, mantenendo una coerenza artistica e una visione programmatica riconoscibile, è un lavoro che richiede mesi di lavoro e una bussola estetica molto precisa.

Un ulteriore segnale di vitalità viene dall’Swatch First Feature Award, il premio dedicato alle opere prime: quest’anno ben 11 film sono in lizza per il riconoscimento. Le opere prime sono sempre il termometro più fedele dello stato di salute di una cinematografia e, più in generale, dell’ecosistema creativo che un festival è capace di intercettare. Undici esordi in gara è un numero che promette sorprese e che invita a non concentrarsi soltanto sui nomi già conosciuti.

Armony di Dario Albertini: la Piazza Grande come palcoscenico naturale

Dario Albertini è uno di quei registi italiani che lavora con una coerenza rara, costruendo film che hanno la pazienza del racconto classico ma uno sguardo contemporaneo e mai compiaciuto. Il suo approdo in Piazza Grande con Armony è una notizia che scalda il cuore a chiunque abbia seguito il suo percorso. La Piazza Grande di Locarno è uno dei contesti cinematografici più suggestivi al mondo: uno schermo gigantesco all’aperto, migliaia di spettatori seduti sotto le stelle, un’atmosfera che trasforma la proiezione in un evento collettivo difficile da replicare altrove. Non tutti i film reggono quel tipo di visione, non tutti i registi sono pronti per quella platea. Albertini evidentemente lo è.

La sezione Piazza Grande ha una sua logica specifica all’interno della Locarno 79 selezione ufficiale: non è il concorso principale, ma non è nemmeno una sezione secondaria. È lo spazio dove il festival incontra il grande pubblico, dove si scelgono film capaci di parlare a una platea ampia senza rinunciare a una prospettiva autoriale. Portare Armony in quella piazza è un segnale preciso: questo è un film che ha qualcosa da dire a tutti, non solo agli specialisti.

Albertini ha già dimostrato in passato di saper costruire narrazioni che partono dal dettaglio umano per arrivare a qualcosa di universale. Con Armony, tutto lascia presagire che quella traiettoria continui, anzi si allarghi. Il fatto che il film sia stato selezionato per la vetrina più visibile del festival è una forma di riconoscimento che va al di là del semplice invito: è un posizionamento, un modo del festival di dire “questo è un film che conta”.

Alberi erranti e Ketticé: il concorso internazionale accoglie l’Italia

Se la Piazza Grande è la vetrina popolare del festival, il concorso internazionale è il cuore pulsante, il luogo dove si giocano le partite più importanti e dove il Pardo d’Oro cambia le traiettorie di carriera. Avere due film italiani in concorso nella stessa edizione non è cosa che accade ogni anno, e la Locarno 79 selezione ufficiale offre questa doppia rappresentanza con due autori molto diversi tra loro, ma entrambi solidi e riconoscibili.

Salvatore Mereu e Alberi erranti: radici profonde

Salvatore Mereu è un nome che chi frequenta il cinema italiano di qualità conosce bene. Regista sardo, legato a una visione del cinema che non ha mai cercato scorciatoie né compromessi con le mode, Mereu porta a Locarno Alberi erranti, un titolo che già di per sé evoca un ossimoro potente: gli alberi hanno radici, non errano. Eppure qualcosa in questo film sembra voler mettere in discussione quella certezza, esplorare la tensione tra l’appartenenza a un luogo e il movimento, tra l’identità e il cambiamento.

Mereu ha costruito nel tempo una filmografia coerente e rigorosa, spesso ambientata in Sardegna, sempre attenta alle dinamiche umane più profonde. La sua presenza nel concorso internazionale di Locarno è il riconoscimento di un percorso artistico che non ha mai cercato la visibilità facile, ma che la visibilità se l’è guadagnata sul campo, film dopo film. Alberi erranti arriva al festival come opera di un autore maturo, e sarà interessante vedere come il pubblico e la giuria internazionale risponderanno a questa visione.

Giovanni Tortorici e Ketticé: una voce nuova nel panorama italiano

Giovanni Tortorici è un nome che forse non tutti conoscono ancora, ma che Locarno contribuirà certamente a far conoscere meglio. Con Ketticé in concorso, Tortorici si presenta su uno dei palcoscenici più importanti del cinema internazionale con tutto il coraggio e la determinazione che ci vuole per portare un progetto personale fino in fondo. Il titolo del film, Ketticé, ha una sonorità particolare, quasi musicale, che incuriosisce e invita a scoprire cosa si nasconde dietro.

La presenza di Tortorici nel concorso della Locarno 79 selezione ufficiale è anche un segnale di come il festival svizzero sappia guardare al cinema italiano non solo nei suoi nomi consolidati, ma anche nelle voci emergenti, in quei registi che stanno costruendo il loro percorso e che hanno bisogno di un palcoscenico internazionale per far sentire la propria voce. Locarno ha sempre avuto questa capacità di scoperta, e Ketticé sembra essere uno dei titoli su cui il festival ha deciso di scommettere con convinzione.

Fabio Lovino e il documentario su Marco Bellocchio: fuori concorso ma non fuori dal discorso

C’è poi un quarto titolo italiano nella selezione, e forse è quello che porta con sé il peso simbolico più grande. Fabio Lovino firma un documentario dedicato a Marco Bellocchio, uno dei più grandi registi italiani viventi, un autore che ha attraversato decenni di cinema con una coerenza visionaria rara e che continua, ancora oggi, a essere punto di riferimento per chiunque voglia capire dove è stato e dove può andare il cinema italiano.

Il documentario è collocato fuori concorso, una scelta che non diminuisce affatto il suo valore, anzi in certi casi lo amplifica: i film fuori concorso a Locarno non competono per il Pardo, ma partecipano pienamente alla vita del festival, vengono visti, discussi, recensiti. Un documentario su Bellocchio in una sede come Locarno è un evento in sé, un’occasione per riflettere su una carriera straordinaria e per avvicinare al suo cinema le generazioni più giovani di spettatori e cineasti.

Lovino, con questo progetto, si fa interprete di uno sguardo retrospettivo ma non nostalgico: raccontare Bellocchio significa raccontare la storia del cinema italiano degli ultimi sessant’anni, le sue contraddizioni, le sue rivoluzioni, i suoi momenti di gloria e le sue crisi. È un compito enorme, e il fatto che Locarno abbia scelto di ospitarlo nella sua selezione ufficiale dice molto sull’importanza che il festival attribuisce alla memoria cinematografica e alla riflessione critica sul passato.

Locarno nel panorama dei grandi festival: un ruolo preciso e insostituibile

Parlare della Locarno 79 selezione ufficiale significa anche parlare del ruolo che questo festival occupa nel panorama internazionale, un ruolo che non è mai stato quello di competere frontalmente con Cannes o Venezia, ma di occupare uno spazio diverso, complementare, per certi versi più libero. Locarno ha sempre avuto il coraggio di scommettere su cinema radicale, su opere che non cercano il consenso facile, su registi che lavorano ai margini delle industrie nazionali.

Questa vocazione si riflette nei numeri: 7.759 candidature, 233 film selezionati, 103 anteprime mondiali. Sono i numeri di un festival che non ha paura di guardare lontano, di aprire le porte a cinematografie poco rappresentate nei circuiti mainstream, di dare spazio a opere che altrimenti faticherebbero a trovare una platea internazionale. Per il cinema italiano, in particolare, Locarno rappresenta spesso la prima grande occasione di confronto con un pubblico e una critica internazionale, un banco di prova prezioso prima di affrontare i mercati e le distribuzioni europee e mondiali.

Per approfondire la programmazione completa del festival e tutte le sezioni della selezione ufficiale, il sito ufficiale del Hollywood Reporter offre una copertura dettagliata dell’annuncio del programma, con analisi delle sezioni e dei titoli più attesi. Allo stesso modo, Cinecittà News ha riportato con precisione la presenza dei quattro titoli italiani nella selezione, confermando tutti i dettagli sulle sezioni di appartenenza.

Cosa aspettarsi dal 5 al 15 agosto 2026

Con il festival che prende il via il 5 agosto 2026 e si conclude il 15 agosto, le giornate di Locarno promettono di essere dense, intense e ricche di scoperte. Per il cinema italiano, questa edizione rappresenta un momento di visibilità straordinaria: quattro titoli in sezioni diverse, quattro approcci al racconto cinematografico, quattro voci che si sommano per costruire un’immagine del cinema italiano contemporaneo che è tutt’altro che uniforme o rassicurante.

Dario Albertini in Piazza Grande con Armony, Salvatore Mereu e Giovanni Tortorici in concorso con Alberi erranti e Ketticé, Fabio Lovino con il suo documentario su Marco Bellocchio fuori concorso: quattro modi diversi di fare cinema, quattro storie da raccontare, quattro occasioni per il pubblico di Locarno e per quello internazionale di incontrare il meglio della produzione italiana del momento. Senza dimenticare che l’intera Locarno 79 selezione ufficiale offre 233 film da esplorare, con oltre cento anteprime mondiali che renderanno ogni giornata del festival un’avventura cinematografica autentica.

Il cinema, a Locarno, si vede ancora sotto le stelle, in piazza, con migliaia di persone che condividono lo stesso schermo e lo stesso momento. C’è qualcosa di irriducibilmente collettivo in questa esperienza, qualcosa che nessuna piattaforma streaming potrà mai replicare del tutto. E forse è proprio questo, alla fine, il motivo per cui i festival continuano a esistere e a contare: non solo per scoprire film nuovi, ma per ricordarci che il cinema è ancora, prima di tutto, un’arte che si vive insieme.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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