Dal 5 al 15 agosto 2026, la Piazza Grande di Locarno torna a essere il cuore pulsante del cinema mondiale: il Locarno Film Festival 2026 — alla sua 79ª edizione, con una storia che risale al lontano 1946 — si presenta quest’anno con un programma di straordinaria densità, 233 film provenienti da 69 paesi e ben 103 anteprime mondiali, pronto ad affrontare le domande più urgenti e scomode che il settore cinematografico si trova davanti in questo momento storico. Non si tratta solo di proiettare pellicole sotto le stelle del Canton Ticino: Locarno è da sempre un luogo dove il cinema si interroga su se stesso, e nel 2026 questa vocazione riflessiva si manifesta con una forza particolare attraverso la sua componente industriale, Locarno Pro, che quest’anno mette al centro del dibattito il rapporto — spesso conflittuale, sempre affascinante — tra algoritmi, intelligenza artificiale, concentrazione del potere e libertà creativa.
Locarno non è mai stato un festival che si accontenta di guardare il cinema dall’esterno, come se fosse un prodotto finito da consumare e archiviare. Fin dalle sue origini, nel 1946, ha coltivato una vocazione doppia: da un lato la scoperta di autori e cinematografie ai margini dei grandi circuiti commerciali, dall’altro la riflessione profonda sui meccanismi che regolano la produzione, la distribuzione e la fruizione dei film. Questa doppia anima — artistica e intellettuale — è oggi incarnata in modo esemplare da Locarno Pro, la sezione dedicata agli operatori del settore, ai produttori, ai distributori, ai finanziatori e a tutti coloro che lavorano dietro le quinte dell’industria cinematografica mondiale.
Nel 2026, il tema centrale di Locarno Pro è tanto urgente quanto divisivo: il confronto tra algoritmi e consolidamento industriale da una parte, e libertà creativa dall’altra. Non è un dibattito astratto o accademico. È la questione concreta che ogni regista indipendente, ogni piccolo distributore, ogni produttore che non lavora per una major si trova ad affrontare ogni giorno. Chi decide cosa viene visto? Chi controlla i dati che determinano quali film vengono finanziati, distribuiti, consigliati agli spettatori? E soprattutto: in un ecosistema sempre più dominato da piattaforme globali e logiche algoritmiche, c’è ancora spazio per il cinema che non risponde a nessuna formula predittiva?
Markus Duffner, direttore della sezione industry di Locarno Pro, ha costruito un programma che affronta queste domande senza cercare risposte facili. La scelta di mettere al centro il binomio algoritmo/creatività non è casuale: riflette una consapevolezza sempre più diffusa nel settore che le trasformazioni in atto non sono solo tecnologiche, ma strutturalmente culturali. Il modo in cui i contenuti vengono scoperti, raccomandati e consumati sta cambiando la natura stessa del cinema come forma d’arte e come industria.
Il tema dell’intelligenza artificiale applicata al cinema è ormai ineludibile, e il Locarno Film Festival 2026 lo affronta con la serietà che merita. Già prima dell’inizio del festival, il 25 giugno 2026, è stato organizzato un evento online gratuito — l’AI Social Club — dedicato specificamente all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle industrie creative. Un appuntamento accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori, che segnala la volontà del festival di aprire questo dibattito a una platea più ampia.
L’intelligenza artificiale nel cinema è un argomento che genera reazioni estreme: c’è chi la vede come una minaccia esistenziale alla creatività umana, chi la abbraccia come uno strumento di democratizzazione della produzione, e chi — forse con maggiore lucidità — la considera semplicemente il più recente e potente specchio delle contraddizioni già presenti nell’industria. Le piattaforme di streaming usano da anni algoritmi sofisticati per decidere quali progetti finanziare, basandosi su dati di visione, preferenze degli utenti, performance di titoli simili. L’AI non ha inventato questa logica: l’ha semplicemente resa più visibile e più pervasiva.
A questo dibattito si aggiunge la mostra Where Does the Creative Process Live?, progetto nell’ambito di FORMA APERTA, che si terrà dal 28 settembre all’11 ottobre 2026 al PalaCinema Locarno. L’iniziativa esplora il processo creativo nel cinema, mettendo a confronto approcci tradizionali e metodi assistiti dall’intelligenza artificiale. È un gesto simbolico importante: il festival non si limita a parlare di AI nei convegni, ma la porta dentro uno spazio espositivo, la rende tangibile, la mette alla prova davanti agli occhi del pubblico. Cosa significa creare un film quando parte del processo creativo viene delegata — o affidata, o condivisa — con un sistema artificiale? La risposta non è univoca, e forse è proprio questa ambiguità che rende la domanda così fertile.
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Tra le novità più attese di Locarno Pro 2026 c’è il ritorno della Locarno Investment Community, la piattaforma che mette in contatto produttori e finanziatori in cerca di progetti da sostenere. Il suo ritorno in questa edizione è un segnale importante: nonostante le incertezze del mercato e le pressioni esercitate dalla concentrazione industriale, c’è ancora una comunità di investitori disposta a scommettere su cinema che non segue le logiche delle major. L’Investment Community è uno spazio dove si decidono le sorti di film che altrimenti non esisterebbero, dove si costruiscono le basi economiche per la libertà creativa che il festival celebra artisticamente.
Ma forse la scelta più sorprendente — e più rivelatrice della filosofia di Locarno Pro — è il focus speciale sull’Uruguay. Dedicare uno spotlight a una cinematografia sudamericana di dimensioni relativamente contenute, in un momento in cui l’attenzione del mercato globale è concentrata su poche industrie dominanti, è un gesto politico oltre che culturale. L’Uruguay ha una tradizione cinematografica vivace e originale, capace di produrre opere che circolano nei festival internazionali con una voce propria, non derivativa. Portarla al centro di Locarno Pro significa dire che la diversità geografica e culturale del cinema mondiale non è solo un valore estetico, ma una necessità strutturale per la salute dell’intera industria.
In un panorama dove la concentrazione industriale tende a omologare i contenuti verso ciò che è statisticamente più sicuro — più facile da vendere, più prevedibile nel successo — la scelta dell’Uruguay come paese ospite è quasi una provocazione costruttiva. È come se Locarno Pro stesse dicendo: guardate qui, guardate cosa succede quando il cinema cresce lontano dai centri di potere, quando non deve rispondere a nessun algoritmo.
Naturalmente, Locarno non è solo industria e dibattiti. Il cuore del festival rimane il cinema, nella sua forma più pura e più varia. E il programma 2026, con i suoi 233 film da 69 paesi e 103 anteprime mondiali, offre una panoramica che sfida qualsiasi tentativo di sintesi.
Tra i titoli che hanno già catturato l’attenzione degli appassionati c’è Nowhere to Lay My Eyes di Hong Sangsoo, il prolifico regista sudcoreano che da anni è una presenza costante nei festival internazionali più importanti. Hong Sangsoo è uno di quegli autori che sembrano esistere in una dimensione parallela rispetto alle logiche di mercato: i suoi film — girati con budget minimi, spesso in bianco e nero, con strutture narrative che si ripetono e si trasformano come variazioni su un tema musicale — non rispondono ad alcuna formula algoritmica. Eppure continuano a trovare il loro pubblico, a vincere premi, a essere discussi e amati. La sua presenza a Locarno 2026 è quasi una risposta vivente alle domande che Locarno Pro pone nei suoi convegni.
Altrettanto atteso è Donkey Princess di Cristóbal León e Joaquín Cociña, il duo cileno che ha già dimostrato con La Casa Lobo di saper creare un cinema d’animazione radicalmente diverso da qualsiasi altra cosa esista sul mercato. Il loro approccio — artigianale, ossessivo, visivamente perturbante — è l’antitesi perfetta dell’animazione prodotta con logiche industriali. Vedere un loro film è un’esperienza che non si dimentica facilmente, e Donkey Princess promette di confermare e approfondire la loro visione singolare.
Questi due titoli, così diversi tra loro ma accomunati da una totale indipendenza rispetto alle logiche di mercato, sembrano quasi scelti deliberatamente per incarnare la tensione tematica che attraversa l’intera edizione del festival. Come sopravvive il cinema d’autore in un ecosistema sempre più dominato dai dati? La risposta di Locarno, implicita nella selezione del programma, è che sopravvive esattamente così: essendo irriducibilmente se stesso.
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Per capire perché il tema scelto da Locarno Pro 2026 — algoritmi e consolidamento versus libertà creativa — sia così urgente, basta guardare a cosa è successo nell’industria cinematografica negli ultimi anni. La concentrazione di potere nelle mani di poche piattaforme globali ha trasformato radicalmente le regole del gioco. I dati di visione sono diventati la valuta più preziosa del settore: chi li possiede, possiede anche il potere di decidere cosa viene prodotto, cosa viene distribuito, cosa viene visto.
Per il cinema indipendente, questa trasformazione è una sfida esistenziale. I film che non si adattano alle categorie predefinite dagli algoritmi — quelli che non sono facilmente classificabili, che non hanno un pubblico target chiaramente identificabile, che non seguono le strutture narrative considerate statisticamente più performanti — rischiano di diventare invisibili. Non perché siano brutti o privi di valore artistico, ma perché non rispondono ai criteri con cui le piattaforme organizzano e raccomandano i contenuti.
Il consolidamento industriale aggiunge un’altra dimensione al problema. Quando le major si fondono, quando le piattaforme acquisiscono studi di produzione, quando i circuiti di distribuzione si concentrano in poche mani, lo spazio per il cinema che non risponde alle logiche del profitto si restringe ulteriormente. Non è una questione di malevolenza: è semplicemente la logica del capitale applicata alla cultura. E Locarno Pro, nel mettere questo tema al centro della sua edizione 2026, sta dicendo chiaramente che il settore non può permettersi di ignorarlo.
La risposta non è necessariamente il rifiuto della tecnologia o il ritorno a un passato idealizzato. È piuttosto la costruzione di strutture alternative — fondi, comunità di investitori, festival, reti di distribuzione indipendente — che permettano al cinema di continuare a esistere al di fuori delle logiche dominanti. Ed è esattamente questo che Locarno Pro cerca di fare, anno dopo anno, con la sua Investment Community, con i suoi focus su cinematografie emergenti, con i suoi dibattiti che non cercano risposte facili ma pongono le domande giuste.
In un panorama festivaliero sempre più affollato, dove ogni città sembra voler avere il suo festival cinematografico, Locarno mantiene una posizione unica. Non è Cannes, con il suo glamour e il suo peso commerciale. Non è Venezia, con la sua storia millenaria e il suo Palazzo del Cinema. Non è Berlino, con la sua vocazione politica esplicita. Locarno è qualcosa di diverso: un festival che ha saputo costruire nel tempo un’identità precisa, fondata sulla scoperta di autori e cinematografie che altrove non troverebbero spazio, e sulla volontà di interrogarsi seriamente sui meccanismi che regolano il cinema come industria e come arte.
L’edizione 2026, con la sua attenzione al Locarno Film Festival 2026 come momento di riflessione collettiva sull’intelligenza artificiale, sugli algoritmi e sulla libertà creativa, conferma questa vocazione. È un festival che non si accontenta di celebrare il cinema del passato o di presentare quello del presente: vuole contribuire a definire quello del futuro. E lo fa con strumenti concreti — una sezione industry che connette produttori e investitori, un focus su cinematografie emergenti come quella uruguaiana, una mostra che porta il dibattito sull’AI fuori dalle sale convegni e dentro gli spazi del PalaCinema — oltre che con la forza dei film che seleziona.
Per chi ama il cinema senza filtri, per chi vuole capire non solo cosa si vede sullo schermo ma perché certi film esistono e altri no, il Locarno Film Festival 2026 è un appuntamento che vale ogni chilometro di viaggio verso il Canton Ticino. Mettetevi comodi: dal 5 al 15 agosto, sotto le stelle della Piazza Grande, il cinema torna a chiedersi — e a chiederci — chi siamo e dove stiamo andando. Trovate tutte le informazioni aggiornate sul sito ufficiale del Locarno Film Festival.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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