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A Talent for Murder: Helen Mirren e il gioco vertiginoso di Patricia Highsmith

Ci sono film che nascono già con un’aura particolare, quasi come se il soggetto stesso — la sua storia, la sua mente tortuosa — si fosse infiltrato nella macchina produttiva e l’avesse piegata ai propri scopi. A Talent for Murder, il nuovo thriller diretto da Anton Corbijn con Helen Mirren nei panni di una versione romanzata di Patricia Highsmith, è esattamente questo tipo di film: una creatura che gioca con i confini tra realtà e finzione, tra la scrittrice e le sue creature, tra il palcoscenico e lo schermo. In uscita nelle sale il 23 ottobre 2026, il film si preannuncia come uno degli appuntamenti più intriganti della stagione autunnale.

Da Ripley a Highsmith: il coraggio di mettere in scena la creatrice

Patricia Highsmith è una di quelle figure letterarie che sembrano impossibili da contenere in una forma narrativa convenzionale. L’autrice di Ripley e di Strangers on a Train ha sempre esercitato un fascino oscuro e magnetico, non soltanto per i suoi romanzi ma per la personalità stessa — spigolosa, contraddittoria, geniale. A Talent for Murder non è però una biografia cinematografica nel senso tradizionale del termine: è qualcosa di più ambizioso e, per certi versi, più onesto. Il film si basa sulla pièce teatrale Switzerland, scritta da Joanna Murray-Smith, che firma anche la sceneggiatura del lungometraggio. La Murray-Smith aveva già esplorato questo territorio con la pièce originale, costruendo un confronto serrato e psicologicamente denso tra una Highsmith romanzata, ormai anziana e ritirata in Svizzera, e un giovane interlocutore che porta con sé richieste scomode.

La scelta di adattare Switzerland per il grande schermo porta con sé una sfida precisa: come si trasforma un testo costruito sulla parola, sulla tensione di due persone in uno spazio chiuso, in qualcosa che valga la dimensione cinematografica? La risposta di Corbijn passa attraverso una scrittura che, stando a quanto emerge dalle prime informazioni sul film, non ha paura di lunghe scene a due voci — si parla di sequenze di venticinque pagine di dialogo puro, un formato da chamber thriller che richiede attori capaci di reggere il peso senza cedere.

Helen Mirren e Alden Ehrenreich: il duello al centro del a talent for murder film

Il cuore pulsante del film è il confronto tra Helen Mirren e Alden Ehrenreich. Mirren interpreta la versione fittizia di Highsmith: un personaggio costruito sulla scrittrice reale ma che appartiene pienamente alla logica narrativa della Murray-Smith. Ehrenreich è invece un giovane agente letterario che si trova faccia a faccia con questa figura ingombrante, carismatica e potenzialmente pericolosa. È una dinamica che ricorda certi grandi duelli del cinema da camera — si pensi a Carnage di Polanski o, ancora più indietro, a Chi ha paura di Virginia Woolf? — dove lo spazio ristretto diventa una trappola e le parole sono armi tanto quanto qualsiasi oggetto fisico.

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Mirren in questo ruolo è una scelta che, a pensarci bene, ha una sua logica quasi inevitabile. L’attrice britannica ha da sempre dimostrato una capacità rara di abitare figure femminili complesse, di trovare la fragilità dentro la durezza e viceversa. Qui non si tratta di imitare Highsmith — sarebbe un esercizio sterile — ma di incarnare un’idea di lei, la scrittrice come personaggio, con tutto ciò che questo comporta in termini di ambiguità morale e intelligenza predatoria. Nel panorama del a talent for murder film, la sua presenza garantisce una credibilità e un peso specifico che pochi altri avrebbero potuto offrire.

Nel cast figura anche Olivia Cooke, attrice britannica che negli ultimi anni ha costruito una carriera di rilievo tra cinema e televisione. Il suo ruolo specifico all’interno della storia non è ancora stato dettagliato, ma la sua presenza aggiunge un ulteriore strato di interesse a una produzione già ricca.

Anton Corbijn torna al cinema dopo più di dieci anni

C’è un elemento che rende A Talent for Murder ancora più atteso di quanto già non fosse: si tratta del primo lungometraggio di Anton Corbijn in più di dieci anni. Il regista olandese, celebre per la sua carriera come fotografo e videomaker — ha firmato videoclip indimenticabili per U2, Depeche Mode e Nirvana — aveva esordito nel cinema con Control nel 2007, ritratto in bianco e nero di Ian Curtis dei Joy Division, seguito poi da The American con George Clooney e da A Most Wanted Man con Philip Seymour Hoffman. Un corpus di lavori raro ma di qualità indiscutibile, sempre orientato verso una certa idea di cinema lento, visivamente rigoroso, attento all’atmosfera prima che all’azione.

Il ritorno di Corbijn con un progetto come questo non è casuale. La storia di una scrittrice che ha fatto del crimine la propria materia prima, raccontata attraverso un confronto serrato e teatrale, si adatta perfettamente alla sua sensibilità. Corbijn sa costruire tensione senza ricorrere ai meccanismi più ovvi del genere: la macchina da presa come sguardo, il silenzio come pressione, il dettaglio come rivelazione. E in questo senso, il a talent for murder film sembra cucito su misura per lui.

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Locations europee e scrittura da camera: la forma del film

Un altro elemento che distingue la produzione è la scelta delle location. Il film è stato girato in Europa, con riprese a Roma e nelle Dolomiti: paesaggi che non sono semplici sfondi ma elementi narrativi, capaci di evocare un’idea di isolamento e di bellezza aspra che si adatta perfettamente all’universo highsmithiano. Highsmith trascorse gran parte della sua vita in Europa — Svizzera, Francia, Italia — e questa geografia continentale, con la sua luce diversa e i suoi spazi che possono essere tanto accoglienti quanto claustrofobici, è parte integrante dell’immaginario che il film vuole evocare.

La struttura a two-hander — ovvero centrata su due personaggi in dialogo diretto — con quelle sequenze da venticinque pagine di scrittura pura, pone il film in una tradizione precisa: quella del thriller psicologico da camera, dove la tensione non viene dall’esterno ma si genera nel linguaggio, nelle pause, nelle menzogne dette e non dette. È una forma narrativa che richiede coraggio, sia da parte dei realizzatori sia da parte del pubblico. Ma è anche una forma che, quando funziona, lascia un segno difficile da dimenticare.

Per chi volesse approfondire la filmografia di Corbijn o la storia del film, la pagina Wikipedia dedicata ad A Talent for Murder offre un buon punto di partenza.

Perché questo film conta, adesso

In un momento in cui il cinema d’autore fatica a trovare spazio tra franchise e reboots, un film come A Talent for Murder rappresenta qualcosa di prezioso: una scommessa sulla scrittura, sugli attori, su un’idea di thriller che non ha bisogno di esplosioni per tenere il pubblico incollato allo schermo. La scelta di mettere al centro una figura come Highsmith — non come santino letterario ma come personaggio vivo, contraddittorio, capace di esercitare un potere oscuro — dice qualcosa di importante su come il cinema può ancora dialogare con la grande letteratura senza esserne schiacciato.

Helen Mirren, Anton Corbijn, la penna di Joanna Murray-Smith: sono nomi che, messi insieme, creano aspettative alte. Il 23 ottobre 2026 sarà il momento della verità, quando il a talent for murder film arriverà finalmente nelle sale e potremo misurare se tutto questo potenziale si è trasformato in un’opera all’altezza della sua premessa. Mettetevi comodi: questo è esattamente il tipo di cinema per cui vale la pena spegnere il telefono.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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