C’è un film italiano del 2026 che parla di donne, di amicizia e di vulcani — e lo fa con una radicalità visiva che non si dimentica facilmente. Si chiama Idda, è diretto da Irene Dionisio e ha già conquistato due palcoscenici internazionali di primo piano: il Toronto International Film Festival 2026 e Alice nella Città. Al centro di tutto, due attrici straordinarie — Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano — e un terzo personaggio che non ha battute ma ha la voce più potente di tutti: l’Etna. Il film Idda di Irene Dionisio è esattamente il tipo di cinema che fa venire voglia di mollare tutto e correre in sala.
Un titolo che è già una dichiarazione poetica
Partiamo dal nome, perché qui il titolo non è un’etichetta: è un manifesto. Idda — in dialetto siciliano, catanese per la precisione — significa semplicemente “lei”. Ed è proprio così che gli abitanti di Catania chiamano il loro vulcano: l’Etna è “idda”, è femmina, è una presenza viva e ingombrante che domina il paesaggio fisico e immaginario della Sicilia orientale. Scegliere questo termine come titolo del film non è un vezzo folkloristico: è una scelta che condensa l’intera filosofia del progetto. Il vulcano non è uno sfondo pittoresco, non è una cartolina. È un soggetto, un’entità con cui le protagoniste devono fare i conti.
Irene Dionisio — regista, sceneggiatrice e artista visiva torinese — costruisce attorno a questa intuizione un film che esplora la femminilità come forza generativa e distruttiva al tempo stesso. L’Etna, uno dei vulcani attivi più alti d’Europa, diventa lo specchio e l’antagonista di due donne che cercano di ritrovarsi. Non è un’operazione simbolica a buon mercato: è un lavoro che nasce da una riflessione profonda sul rapporto tra corpi femminili e paesaggio, tra storia personale e geologia.
Adele e Sofia: un’amicizia che si arrampica sul vulcano
La trama di Idda segue Adele e Sofia, due amiche d’infanzia che si ritrovano dopo anni di lontananza con un obiettivo preciso: scalare insieme il Monte Etna. È un viaggio fisico — e il film lo tratta come tale, con tutta la fatica, il respiro corto, la lava sotto i piedi — ma è ovviamente anche un percorso interiore. Il tempo trascorso, i silenzi accumulati, le cose non dette: tutto emerge durante la salita, con la montagna che funge da catalizzatore emotivo.
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Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano formano un duo che funziona con una naturalezza disarmante. Insolia, già nota al grande pubblico per lavori di rilievo nel cinema italiano recente, porta al personaggio di Sofia una fragilità che non scivola mai nel sentimentalismo. Vergano — che molti ricordano con affetto per la sua presenza in C’è ancora domani di Paola Cortellesi — costruisce Adele con una solidità e una complessità che crescono scena dopo scena. Insieme, le due attrici creano qualcosa di raro: una chimica che sembra autentica, non costruita, come se il paesaggio siciliano le avesse davvero forgiate.
Il tema della sorellanza — intesa non come sentimento astratto ma come pratica concreta, fatta di attrito e cura — è il vero cuore narrativo del film. Dionisio non idealizza l’amicizia femminile: la mostra nella sua complessità, con le gelosie, i rancori, i momenti di grazia improvvisa. Ed è proprio questa onestà a rendere Idda un film che parla a chiunque abbia mai dovuto ricostruire un legame che il tempo ha eroso.
Il vulcano come personaggio: il paesaggio siciliano prende vita
Uno degli aspetti più interessanti del film Idda di Irene Dionisio è la scelta di trattare il paesaggio come co-protagonista attivo. Non siamo di fronte al solito cinema italiano che usa la Sicilia come quinta esotica: qui l’Etna ha una presenza drammaturgica vera e propria. La montagna osserva, incombe, risponde. Le sue eruzioni non sono spettacolo fine a se stesso, ma momenti narrativi che modificano il comportamento delle due protagoniste e lo stato emotivo della storia.
Dionisio lavora sul concetto di femminilità come forza ambivalente: generativa e distruttiva, dolce e violenta, materna e crudele. L’Etna incarna tutto questo in modo perfetto. Un vulcano che crea terra nuova mentre brucia quella vecchia, che è fonte di vita per l’agricoltura siciliana e al tempo stesso minaccia costante per chi ci vive accanto. È una metafora potentissima, ma nel film non pesa mai come tale: viene incarnata con una leggerezza che è frutto di una regia molto consapevole.
La Dionisio — che con Idda firma il suo secondo lungometraggio — dimostra una maturità stilistica notevole. La sua formazione come artista visiva si sente: ogni inquadratura ha una costruzione precisa, ma senza che il rigore formale soffochi la spontaneità delle attrici. È un equilibrio difficile da raggiungere, e il fatto che ci riesca è già di per sé un risultato significativo.
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Dal TIFF ad Alice nella Città: il percorso festivaliero
Il debutto internazionale di Idda al Toronto International Film Festival 2026 ha segnato un momento importante per il cinema italiano d’autore. Il TIFF è una delle vetrine più selettive e influenti al mondo, e la presenza del film in quella lineup dice molto sulla qualità del progetto e sull’attenzione che il mercato internazionale sta riservando alla nuova generazione di registe italiane.
La successiva presentazione ad Alice nella Città — la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, tradizionalmente dedicata a un cinema giovane e coraggioso — ha confermato che Idda sa parlare a pubblici diversi senza tradire la propria identità. Non è un film facile da catalogare: non è un road movie, non è un dramma psicologico classico, non è un film di genere. È qualcosa di più sfumato e, per questo, più interessante.
Il dibattito attorno al film ha toccato anche questioni più ampie legate alla visibilità delle registe nel cinema italiano, un tema su cui Dionisio si è espressa con chiarezza nelle interviste promozionali. Idda non è un film “a tema femminile” nel senso riduttivo del termine: è un film fatto da una donna che parla di donne con la stessa ambizione e libertà con cui qualsiasi regista maschio parlerebbe di qualsiasi cosa. E forse è proprio questa normalità rivendicata a renderlo rivoluzionario.
Per chi vuole approfondire il contesto critico e le recensioni internazionali del film, In Review Online ha pubblicato un’analisi dettagliata a partire dalla premiere di Toronto, utile per capire come il film sia stato recepito al di fuori dei confini italiani.
Quello che Idda lascia, alla fine, è la sensazione fisica di aver scalato qualcosa insieme ad Adele e Sofia: i polmoni che bruciano, gli occhi che cercano l’orizzonte, la certezza che certi legami — come i vulcani — non si spengono mai del tutto. Irene Dionisio ha fatto un film che si vive prima ancora che si guarda, e questo, nel cinema di oggi, non è poco.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
Idda, il film di Irene Dionisio con Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, esplora l'amicizia femminile e il vulcano Etna come personaggio attivo nel cinema siciliano.






