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Milcho Manchevski trionfa a Tokyo con ‘Sister Brother Manhole Cover’: il Grand Prix va al maestro macedone

C’è qualcosa di profondamente cinematografico nell’immagine di due fratelli che girano per le strade di Skopje raccogliendo rottami metallici — coperchi di tombino compresi — e nel fatto che proprio questa storia si sia aggiudicata il premio più ambito del Tokyo Grand Prix film festival. È successo il 4 novembre 2026, nella serata di chiusura del 39° Tokyo International Film Festival, quando la giuria presieduta da Rolf de Heer ha assegnato il Grand Prix a Sister Brother Manhole Cover, diretto da Milcho Manchevski. Un titolo bizzarro, quasi dadaista, per un film che promette di essere una delle sorprese più gustose della stagione festivaliera internazionale.

Una favola comica nel cuore dei Balcani

Raccontare la periferia urbana attraverso gli occhi di chi la abita davvero — non come sfondo pittoresco, ma come territorio vivo, contraddittorio, pieno di umorismo involontario — è una delle sfide più difficili del cinema contemporaneo. Sister Brother Manhole Cover sembra affrontarla con una leggerezza che non esclude la profondità: il film è descritto come un’allegoria comica incentrata su due fratelli che raccolgono metallo ferroso dalle strade di Skopje, capitale della Macedonia del Nord. I coperchi dei tombini, oggetto del titolo, non sono un dettaglio folkloristico ma un simbolo potente — il metallo strappato dall’asfalto come metafora di un’economia di sopravvivenza, di un mondo che si ricicla e si reinventa ai margini del sistema.

La scelta di ambientare la storia a Skopje non è casuale. La città è un palcoscenico straordinario: una capitale che negli ultimi decenni ha vissuto trasformazioni urbanistiche radicali, con monumenti neoclassici piantati in mezzo a quartieri post-socialisti, mercati che resistono accanto a cantieri eterni. In questo contesto, due fratelli che strappano metallo dal suolo diventano quasi dei personaggi beckettiani — in attesa di qualcosa che non arriverà mai, eppure sempre in movimento, sempre operativi, sempre vivi. È precisamente il tipo di cinema che i grandi festival amano premiare: radicato in un luogo specifico, ma universale nella sua risonanza.

Manchevski e la tradizione del cinema balcanico al festival di Tokyo

Milcho Manchevski è un nome che il cinema d’autore conosce bene, anche se forse non abbastanza. Regista capace di muoversi tra registri diversi, ha costruito nel tempo una poetica personale che mescola realismo sociale e dimensione allegorica, ironia e malinconia — esattamente le coordinate che sembrano definire anche Sister Brother Manhole Cover. Il riconoscimento ottenuto al Tokyo Grand Prix film festival arriva in un momento in cui il cinema dell’Europa dell’Est e dei Balcani attraversa una stagione di grande vitalità critica, con autori che portano ai festival internazionali sguardi originali, storie che non si troverebbero altrove.

Il Tokyo International Film Festival è da decenni uno dei punti di riferimento del calendario festivaliero mondiale, con una sezione Competition che quest’anno ha visto 15 film contendersi i premi principali. Non è una vetrina di secondo piano: è un festival che ha saputo costruirsi un’identità propria, attento alle cinematografie asiatiche ma aperto al mondo, capace di premiare opere che spesso anticipano i gusti della critica europea e americana. Vincere qui significa entrare in un circuito di attenzione internazionale che può cambiare il destino distributivo di un film.

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Il Grand Prix assegnato a Sister Brother Manhole Cover viene accompagnato da un premio in denaro di 3 milioni di yen, pari a circa 19.000 dollari: una cifra simbolica più che sostanziale, ma che nel contesto del cinema indipendente dell’Europa dell’Est può rappresentare un contributo concreto alla visibilità internazionale del progetto.

La giuria, gli altri premi e il panorama della competizione

La giuria di questa edizione era presieduta da Rolf de Heer, regista australiano di lungo corso, noto per uno sguardo attento alle storie di margine e alle culture minoritarie — una scelta che dice molto sulle sensibilità estetiche che hanno guidato le deliberazioni. Non stupisce, in questo contesto, che il premio sia andato a un film come Sister Brother Manhole Cover, che condivide con il cinema di de Heer una certa attenzione alla dimensione umana delle esistenze periferiche.

Accanto al Grand Prix, la serata di premiazione ha distribuito riconoscimenti significativi ad altri film della competizione. Il premio per la miglior regia è andato a Lisandro Alonso per Double Freedom: un nome di primissimo piano nel cinema d’autore latinoamericano, già autore di opere come Liverpool e Jauja, capace di costruire film che sembrano abitare un tempo diverso da quello dello spettatore. Il suo riconoscimento a Tokyo conferma che questa edizione del festival ha saputo valorizzare una pluralità di linguaggi cinematografici, senza appiattirsi su un’estetica dominante.

I premi per la recitazione sono andati a Hu Ling e Narita Ryo, due nomi che rappresentano rispettivamente il cinema di lingua cinese e quello giapponese — una scelta che riflette l’attenzione del festival verso le cinematografie della sua area geografica di riferimento, senza però rinchiudersi in un provincialismo autoreferenziale. La coesistenza di questi riconoscimenti con il Grand Prix a Manchevski racconta di una competizione genuinamente internazionale, in cui geografie lontane si sono trovate a dialogare sullo stesso palcoscenico.

Perché questo premio conta: il cinema di periferia al centro del dibattito

C’è una domanda che vale la pena porsi: perché un film su due fratelli che raccolgono rottami a Skopje vince il premio principale di uno dei festival più importanti al mondo? La risposta, probabilmente, sta proprio nella specificità della proposta. In un panorama festivaliero che spesso premia opere ambiziose sul piano formale ma fredde sul piano emotivo, un’allegoria comica radicata in un luogo preciso e in una condizione umana concreta rappresenta qualcosa di raro: cinema che parla al mondo partendo da un angolo di mondo.

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Il tema della raccolta di rottami — e in particolare del metallo strappato dall’infrastruttura urbana — è tutt’altro che pittoresco. In molte città dell’Europa dell’Est e dei Balcani, il ferroso raccolto e rivenduto rappresenta una delle economie informali più diffuse, un sistema di sopravvivenza che coinvolge migliaia di persone invisibili alle statistiche ufficiali. Raccontare questa realtà attraverso la forma della favola comica, senza cadere nel pietismo né nella denuncia sociologica, è una scelta narrativa precisa e coraggiosa. È il tipo di equilibrio che i grandi registi sanno trovare, e che le giurie dei festival sanno riconoscere.

Il fatto che il Tokyo Grand Prix film festival abbia scelto di premiare Sister Brother Manhole Cover in questa edizione segnala anche qualcosa di più ampio: la crescente attenzione della critica internazionale verso cinematografie che escono dai circuiti più battuti, verso autori che non hanno alle spalle grandi industrie produttive ma che compensano con una visione originale e una padronanza del mezzo non comune. È un segnale incoraggiante per tutto il cinema indipendente europeo.

Cosa aspettarsi adesso: distribuzione e prossimi passi

La vittoria al 39° Tokyo International Film Festival apre a Sister Brother Manhole Cover una serie di possibilità concrete. I film premiati a Tokyo entrano quasi automaticamente nel radar dei distributori internazionali, dei programmatori dei festival europei e delle piattaforme di streaming che cercano titoli di qualità fuori dai sentieri più frequentati. Non è raro che un Grand Prix tokyota si traduca in una selezione a Berlino, Rotterdam o Tribeca nei mesi successivi, ampliando ulteriormente la visibilità del film e del suo autore.

Per chi segue il cinema d’autore con attenzione, Sister Brother Manhole Cover è già un titolo da segnare in agenda. Manchevski ha dimostrato di avere qualcosa da dire — e Tokyo gli ha dato la cassa di risonanza giusta per farlo sentire. Il resto dipenderà dalla distribuzione, dalla curiosità del pubblico, dalla capacità di questo film bizzarro e prezioso di trovare la sua strada fuori dai confini di Skopje. Ma i presupposti, dopo una notte come questa, non potrebbero essere migliori. Per approfondire i dettagli dei premi assegnati, il resoconto completo è disponibile su Variety.

Il cinema ha questa capacità straordinaria di trasformare un coperchio di tombino in un oggetto carico di senso, e due fratelli che camminano per strada in qualcosa che assomiglia a una parabola universale. Manchevski lo sa, la giuria di Tokyo lo ha riconosciuto, e adesso tocca al resto del mondo scoprirlo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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