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Venezia 83: i film sulla colpa e la redenzione di Schrader e Tsukamoto

Il 4 settembre 2026, terzo giorno di Venezia 83, la Mostra del Cinema ha offerto al pubblico e alla critica una giornata di quelle che restano impresse: due film capaci di mettere a disagio, di sedersi accanto allo spettatore e non mollarlo più. Da una parte The Basics of Philosophy di Paul Schrader, presentato Fuori Concorso con Martin Scorsese nel ruolo di produttore; dall’altra Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, che porta sullo schermo la vera storia di un reduce della guerra del Vietnam. Due venezia 83 film distantissimi per origine geografica e per stile visivo, eppure accomunati da una domanda che brucia: quanto pesa sulla coscienza ciò che non si può disfare?

Una giornata che fa riflettere: il programma del giorno 3 a Venezia 83

Ogni edizione della Mostra del Cinema ha le sue giornate-simbolo, quelle in cui la selezione sembra costruita con un filo invisibile che attraversa sale diverse e collega opere apparentemente lontane. Il 3 settembre 2026 — terzo giorno ufficiale di Venezia 83 — è stato esattamente questo: una data in cui i film programmati hanno condiviso, pur senza coordinazione dichiarata, un territorio tematico preciso. La Biennale Cinema stessa, nei propri canali di comunicazione ufficiali, ha descritto quella giornata come dedicata ai «film che fanno pensare», e difficile darle torto.

La coesistenza di Schrader e Tsukamoto in cartellone nella stessa giornata è uno di quegli accidenti felici che i festival sanno produrre: due autori che hanno costruito carriere intere intorno alle zone d’ombra della psicologia umana, due voci che non cercano mai la via più comoda, due cinema — quello americano e quello giapponese — che si confrontano, ognuno a modo suo, con il peso della storia e della coscienza individuale. Non è un dialogo programmato, ma è un dialogo reale, e questo lo rende ancora più interessante da analizzare.

Venezia 83, nella sua terza giornata, ha dimostrato ancora una volta perché la Mostra rimane uno dei più importanti laboratori cinematografici del mondo: non si tratta soltanto di tappeti rossi e premi, ma di quel raro momento in cui film difficili, scomodi, necessari trovano il loro pubblico e la loro tribuna.

Paul Schrader e il peso della coscienza: The Basics of Philosophy

Paul Schrader è un autore che non ha mai avuto paura di scavare nelle zone più buie dell’animo umano. Con The Basics of Philosophy, presentato nella sezione Fuori Concorso di Venezia 83, torna a esplorare i temi che da sempre abitano il suo cinema: la colpa, la coscienza morale, la responsabilità individuale di fronte alle proprie azioni. Il film racconta la storia di un professore alle prese con dilemmi etici che mettono in discussione le fondamenta stesse del suo modo di stare al mondo — e, per estensione, del nostro.

Che Schrader abbia scelto un professore come protagonista non è casuale. La figura del docente porta con sé un’autorità intellettuale che il film sembra voler mettere alla prova: cosa succede quando chi è abituato a insegnare il bene e il male si trova a doverli vivere, non solo a teorizzarli? È una domanda che attraversa l’intera struttura narrativa del film, secondo quanto emerso dagli incontri con il regista e il cast durante la Mostra.

A rendere ancora più significativa la presenza di The Basics of Philosophy a Venezia 83 è il nome che compare tra i produttori: Martin Scorsese. Il sodalizio tra i due è uno dei più fecondi e longevi del cinema americano contemporaneo, e il fatto che Scorsese abbia scelto di affiancarsi a Schrader in questo progetto dice molto sulla natura del film: non un’opera di intrattenimento, ma un lavoro che si prende sul serio, che ambisce a lasciare un segno. Scorsese-produttore è una garanzia di rigore, di attenzione alla forma e al contenuto, di cinema che non si accontenta di scorrere via.

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La sezione Fuori Concorso, in cui il film è stato inserito, non è certo una collocazione di serie B: spesso accoglie opere di autori affermati che non hanno bisogno della corsa al Leone per affermare il proprio valore, e che anzi guadagnano in libertà proprio dall’essere al di fuori della competizione ufficiale. The Basics of Philosophy sembra fatto apposta per questo spazio: un film che vuole essere visto, discusso, metabolizzato, senza la pressione del giudizio comparativo.

Gli incontri con Schrader durante la Mostra hanno confermato l’approccio rigoroso con cui il regista ha costruito il progetto: temi come la colpa, la coscienza e la responsabilità morale non vengono trattati in modo astratto o accademico, ma incarnati in personaggi concreti, in situazioni che lo spettatore può riconoscere e fare proprie. È il cinema di Schrader nella sua forma più matura: nessuna concessione, nessuna via d’uscita facile, ma anche nessuna crudeltà gratuita.

Shinya Tsukamoto e la guerra che non finisce mai: Mr. Nelson, Did You Kill People?

Shinya Tsukamoto è un nome che nel cinema d’autore internazionale evoca immediatamente un’estetica precisa: visioni perturbanti, corpi che si trasformano, una fisicità del cinema che raramente si trova altrove. Con Mr. Nelson, Did You Kill People?, presentato anch’esso a Venezia 83 nella stessa intensa giornata del 4 settembre, Tsukamoto si confronta con un materiale narrativo che ha la forza bruta della realtà: la vera storia di un reduce della guerra del Vietnam.

Il titolo stesso è una domanda diretta, quasi un atto d’accusa, che non lascia spazio all’ambiguità. Mr. Nelson, Did You Kill People? non promette consolazione né redenzione a buon mercato: promette uno sguardo ravvicinato su un uomo che ha vissuto la guerra e che deve fare i conti con ciò che quella guerra ha lasciato dentro di lui. È un territorio che il cinema ha esplorato molte volte, ma che acquista una luce particolare quando è un regista giapponese a guardarlo — un punto di vista che porta con sé la memoria di un Paese che la guerra del Pacifico l’ha vissuta in modo radicalmente diverso, e che ha costruito nel tempo un rapporto tutto suo con i traumi collettivi e individuali del conflitto.

Tsukamoto non è nuovo a questo tipo di sfide: il suo cinema ha sempre cercato di portare sullo schermo l’inesprimibile, di trovare immagini per ciò che le parole non riescono a dire. Affrontare la storia vera di un veterano del Vietnam significa per lui confrontarsi con un trauma reale, documentato, che appartiene a una persona in carne e ossa — e questo aggiunge al film una responsabilità ulteriore, quella del rispetto verso chi ha vissuto davvero quella storia.

La guerra del Vietnam è uno dei grandi traumi collettivi del Novecento, e il cinema ne ha restituito la complessità in modi molto diversi: dai film di guerra classici alle opere più introspettive, dal racconto dell’orrore bellico all’analisi del ritorno a casa e dei suoi costi psicologici. Mr. Nelson, Did You Kill People? si inserisce in questa tradizione con uno sguardo che è specificamente quello di Tsukamoto: non neutro, non distaccato, ma fisicamente presente nel dolore del protagonista.

Il fatto che un regista giapponese abbia scelto di raccontare questa storia dice qualcosa di importante sul cinema come linguaggio universale: certi traumi attraversano le frontiere, certi interrogativi sulla colpa e sulla sopravvivenza appartengono all’umanità intera, non a una sola nazione o a una sola generazione. Tsukamoto lo sa, e costruisce il suo film a partire da questa consapevolezza.

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Fuori Concorso e oltre: il ruolo di Venezia 83 come spazio per il cinema difficile

La presenza di The Basics of Philosophy nella sezione Fuori Concorso di Venezia 83 apre una riflessione più ampia sul ruolo che i grandi festival internazionali svolgono per il cinema d’autore più esigente. Non tutti i film importanti hanno bisogno di competere per un premio: alcuni hanno bisogno, prima di tutto, di essere visti nel contesto giusto, di trovare un pubblico che li affronti con la disponibilità necessaria.

La Mostra del Cinema di Venezia ha sempre avuto questa doppia vocazione: da un lato la competizione ufficiale, con il suo carico di aspettative e di visibilità mediatica; dall’altro gli spazi laterali — il Fuori Concorso, le sezioni parallele — dove spesso si trovano le opere più coraggiose, quelle che non si preoccupano di piacere alla giuria ma di dire qualcosa di vero. In questo senso, la scelta di inserire il film di Schrader fuori dalla gara ufficiale non è una penalizzazione, ma una forma di rispetto: il film viene presentato per quello che è, senza dover essere misurato contro altri.

Tsukamoto, dal canto suo, porta a Venezia un’opera che si confronta con la storia reale — e questo aggiunge una dimensione ulteriore alla sua presenza in festival. Raccontare la vera storia di un veterano del Vietnam significa assumersi una responsabilità documentaria oltre che artistica: non si tratta solo di costruire un personaggio convincente, ma di restituire con onestà l’esperienza di una persona reale. È una sfida che Tsukamoto accetta in pieno, e che rende Mr. Nelson, Did You Kill People? uno dei film più attesi e discussi di questa edizione della Mostra.

Venezia 83 si conferma così come uno dei pochi luoghi al mondo in cui questo tipo di cinema trova ancora spazio e attenzione: film che non cercano il consenso facile, che non hanno paura di affrontare temi scomodi, che credono nel potere dello schermo di cambiare il modo in cui guardiamo il mondo e noi stessi. La Biennale di Venezia ha costruito nel tempo questa reputazione con cura, e la terza giornata di Venezia 83 ne è una conferma eloquente.

Schrader e Tsukamoto: due stili, una stessa urgenza

Mettere a confronto Paul Schrader e Shinya Tsukamoto non è un esercizio accademico: è il modo più diretto per capire quanto sia ricco e variegato il cinema che Venezia 83 ha scelto di ospitare. I due registi sono diversissimi per formazione, per estetica, per il rapporto che intrattengono con le loro rispettive tradizioni cinematografiche. Eppure, nel programma del 4 settembre, si sono trovati a condividere uno spazio simbolico che dice qualcosa di preciso su cosa significa fare cinema con urgenza morale.

Schrader lavora con una scrittura densa, con personaggi che portano il peso della coscienza come un fardello fisico, con una messa in scena che spesso privilegia l’interiorità rispetto all’azione. Il suo professore in The Basics of Philosophy è un personaggio che pensa, che si interroga, che non trova risposte facili — e il film lo segue in questo percorso senza scorciatoie. Tsukamoto, al contrario, usa il corpo come strumento narrativo primario: nei suoi film si sente la fisicità della storia, il peso materiale del trauma, la carne che porta i segni di ciò che è stato vissuto. Mr. Nelson, Did You Kill People? si confronta con la storia vera di un reduce, e Tsukamoto non può — e non vuole — astrarre quell’esperienza dalla sua dimensione corporea.

Due approcci radicalmente diversi, due cinema che parlano lingue diverse, ma che in questa giornata veneziana si sono trovati a dire cose che si ascoltano a vicenda. Non è un caso che la critica e il pubblico abbiano percepito il 4 settembre come una delle giornate più significative di Venezia 83: quando il programma funziona davvero, quando i film si parlano anche senza saperlo, la Mostra diventa qualcosa di più di una rassegna — diventa un atto di riflessione collettiva sul cinema e su ciò che il cinema può fare.

Che The Basics of Philosophy e Mr. Nelson, Did You Kill People? trovino poi la distribuzione che meritano, nelle sale e sulle piattaforme, è la vera scommessa che resta aperta dopo Venezia 83: film come questi hanno bisogno di essere visti non solo dai cinefili del Lido, ma da chiunque creda che lo schermo possa ancora essere un luogo in cui si affrontano le domande che contano davvero.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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